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Redazione
Leggi i suoi articoliLe nostre scelte sono incentrate, come di consueto, sull’arte italiana. Da ventuno anni prendiamo parte ad Art Basel e lo abbiamo fatto presentando sempre e solo arte italiana, anche in periodi in cui gli artisti del nostro Paese non erano certo sotto i riflettori come invece ora avviene. Art Basel è e rimane sicuramente la principale fiera nel panorama internazionale, in special modo ora che la sua organizzazione ha raggiunto una copertura globale, sia a Oriente sia a Occidente, prima con Miami poi con Hong Kong.
Che cosa rende Art Basel così rilevante? Innanzitutto la qualità e il taglio curatoriale richiesti alle gallerie. È necessario presentare un progetto, sorretto da un filo conduttore, che deve essere vagliato e accettato. Vige peraltro il principio per cui chi partecipa non ha diritto acquisito per l’anno successivo, la selezione è rigidissima. Per le gallerie ogni volta Art Basel equivale a una tesi di laurea.
Quest’anno il nostro stand sarà diviso, come di consueto, in due sezioni: in una la pittura e la scultura con lavori di Leoncillo, Vedova e Afro, dall’altra degli «Achromes» di Manzoni di considerevole importanza storica, e aniline di Fontana assolutamente inedite, provenienti da una collezione privata.
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A centocinquant’anni dalla nascita dello scultore romeno, la mostra «Brancusi: Contemporary Echoes» alla Galerie Negropontes di Parigi mette in dialogo fotografie, opere storiche e ricerche contemporanee per indagare l’eredità di un artista che ha trasformato il modo di pensare la scultura.
Per celebrare l’anniversario domenica 26 luglio sarà possibile visitare il Museo di Arte e di Ammobiliamento gratuitamente
Tra gli oggetti figurano asce litiche levigate e manufatti cerimoniali di grande valore storico e antropologico appartenenti al patrimonio delle comunità Dani, Asmat e dell’area del lago Sentani
Le sue ricerche hanno prodotto scoperte decisive per la ricostruzione dello sviluppo del principale santuario urbano e della religione greca in età arcaica e classica, contribuendo anche al nuovo allestimento del Museo del Baglio Florio e, a Palermo, del Museo Archeologico Regionale «Antonino Salinas»



