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Laura Giuliani
Leggi i suoi articoliBellissima, crudele e perversa, un vero e proprio concentrato di vizi. È Valeria Messalina, terza moglie dell’imperatore Claudio, morta per mano dei sicari imperiali nel 48 d.C. Così la descrivono gli autori antichi. È lei la protagonista del nuovo libro di Marisa Ranieri Panetta, archeologa e giornalista, che, dopo il suo ultimo romanzo Vesuvius, si conferma profonda conoscitrice della storia romana e dei suoi personaggi. E se in Vesuvius realtà e finzione insieme tratteggiano un affresco di vita quotidiana prima della famosa eruzione del 79 d.C., in Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi (238 pp., Salani Editore, Milano 2016, € 15,90), l’autrice pone al centro del suo saggio la figura di questa donna, giovane, ricca e di alto lignaggio (i suoi genitori erano imparentati con Augusto).
Attraverso l’analisi delle poche tracce rimaste di lei nelle fonti antiche, la Panetta, con uno stile divulgativo e nel contempo scientifico, scava nel suo passato ricostruendo meticolosamente la vita, l’ambiente domestico e urbano, i gusti, la cultura e la condizione femminile dell’epoca, tentando di disegnare il suo profilo e di affrancarlo dalla fama negativa assegnatale da biografi e storici come Svetonio Tacito e Cassio Dione, ostili alla dinastia giulio-claudia. Si scopre così che a sedici anni nel 39 d.C. Messalina sposa l’imperatore Claudio che di anni ne ha ben quarantotto, diventando imperatrice e poi madre di Ottavia e Germanico e, infine, moglie insoddisfatta e amante di Gaio Silio. Un’esistenza breve, forse vissuta al massimo tra fasti, lussi e feste a palazzo, culminata con la morte a soli 23 anni.
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