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Il Santuario di Oropa dopo il restauro

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Il Santuario di Oropa dopo il restauro

Salvati dalla Madonna Nera

Il recupero del Santuario di Oropa

Nell’aprile del 2017 il distacco di una lastra marmorea all’interno della Basilica Superiore lanciò l’allarme sulle condizioni del Santuario di Oropa la cui prima pietra venne posata nel 1885. Da allora è scattato uno dei più grandi cantieri conservativi del Piemonte che si è da poco concluso dopo quasi quattro anni di lavori e a quattro secoli di distanza dalla prima incoronazione della statua della Madonna Nera di Oropa (datata 1620) a cui il grande complesso religioso è dedicato: la celebrazione rituale si deve al fatto che la Vergine salvò la città di Biella da una pestilenza.

Il restauro si carica quindi di ulteriori significati e suggestioni in questo 2020. L’intervento, articolato in varie tranche, è costato circa 3,5 milioni di euro. L’amministratore delegato del Santuario, Paola Aglietta, spiega: «La Basilica Superiore di Oropa è il simbolo di generazioni di biellesi che nel passato hanno lavorato alacremente per realizzare questa chiesa dalle proporzioni monumentali e al contempo armoniche. La coralità degli interventi di Fondazioni ed Enti di tutto il territorio piemontese e non solo ha permesso di lavorare a un obiettivo comune in tempi molto rapidi».

È stata infatti una grande cordata di partner a coprire i costi: Regione Piemonte, Fondazione Compagnia di San Paolo, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, Fondazione Cariplo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, Biver Banca - Gruppo Cassa di Risparmio di Asti, Banca Sella, Banca Simetica, Unione Industriale Biellese, Camera di Commercio di Biella e Vercelli, Oftal (Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes), Fondazione Zegna e Alicanto Capital.

I lavori, diretti da Emanuela Baietto, sono stati di restauro, ma anche di consolidamento e messa in sicurezza di alcune parti importanti della Basilica: l’aula liturgica, la cupola principale, le imponenti facciate esterne e il pronao. In campo 35 ditte e circa 120 operai per eseguire procedure complesse dal punto metodologico, tecnico e della sicurezza. Ad esempio sono stati aperti e risigillati a mano 3mila metri lineari di giunti tra i massi di pietra di sienite che rivestono la facciata principale.

Seguendo le prescrizioni della Soprintendenza è stata inoltre portata a compimento la parte superiore della facciata, rimasta incompiuta, lasciando a vista ogni dettaglio originale anche se non ultimato. Particolarmente difficile e pericoloso è stato sia il posizionamento di 40 cavi di acciaio utilizzati per mettere in sicurezza il rivestimento in rame della cupola esterna (sono intervenuti operai specializzati che si sono calati con funi lungo l’estradosso della cupola), sia il restauro interno delle parti deteriorate della cupola tramite piattaforme aeree alte oltre 60 metri.

Redazione, 30 novembre 2020 | © Riproduzione riservata

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Salvati dalla Madonna Nera | Redazione

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