Roggi e Katz insieme sprigionano energia

La scultura dell’artista toscano e l’oreficeria del designer americano generano una scultura complessa, «Energia della Vita», ora esposta alla Scuola Grande di San Rocco

Veduta dell’opera «Energia vitale» esposta presso il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Foto Giacomo Roggi
Monica Trigona |  | Venezia

Dalla collaborazione tra Andrea Roggi, artista toscano, e Martin Katz, gioielliere di fama internazionale con sede a Beverly Hills, è nata l’opera «Energia della Vita» che sintetizza due ambiti diversi, arte scultorea e alta oreficeria. Roggi, nato a Castiglion Fiorentino nel 1962, utilizzando bronzo, marmo e, più di recente, acciaio inossidabile, è solito creare lavori di grandi dimensioni, ricchi di dettagli, mentre Katz da oltre trent’anni si ispira all’antica gioielleria. La creazione di un’opera da parte di due personalità con trascorsi così diversi fa pensare a un’originale commistione tra sensibilità, visioni e abilità. Il risultato dei loro contributi è una scultura complessa, «Energia della Vita», presentata per la prima volta a novembre nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, e nuovamente visibile dal 21 dicembre all’8 gennaio 2024 nella veneziana Scuola Grande di San Rocco.

L’opera è formata da due componenti: l’albero della vita, modellato in bronzo da Roggi e realizzato con due tipi di fusione, a cera persa e dinamica, e una piccola sfera in oro bianco 18 carati, frutto dell’abilità manuale dell’atelier di Katz, con 2mila gemme e oltre 8mila punte di incastonatura che contengono sfumature di zaffiri blu, tormaline Paraiba, granati Tsavorite e diamanti bianchi.

Il «tesoro», racchiuso nella grande scultura, è la terra e altresì metafora della forza esistenziale che si manifesta attraverso un gioco di luci attivato dalla materia in superficie. Curata da Rina Dal Canton, la mostra rappresenta una tappa importante per Roggi che ha affermato: «Sono estremamente felice di esporre l’“Energia della Vita”, creata insieme a Martin Katz, nei prestigiosi spazi della Scuola Grande di San Rocco. Venezia è una città a me particolarmente cara, non soltanto per la sua storia secolare e il suo ruolo iconico nella cultura italiana e internazionale ma poiché la laguna, le architetture e i colori sono una costante fonte di ispirazione. Mi auguro che il messaggio dell’opera, ovvero la percezione e la consapevolezza di un mondo nuovo, un mondo connesso dall’empatia e dalla cura verso il prossimo, possa emozionare e far riflettere, soprattutto nel momento storico che stiamo vivendo».

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