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Archeologia

Ritrovato ad Ajaccio il Thesaurus Hieroglyphicorum

È un’opera rara, caposaldo dell'egittologia, quella di Hans Georg Herwart von Hohenburg

Il frontespizio del Thesaurus Hieroglyphicorum di Hans Georg Herwart von Hohenburg

Ajaccio (Francia). Negli ultimi mesi la Biblioteca Fesch di Ajaccio, grazie all’energica azione della direttrice Elisabeth Périé e della consulente per il restauro Vannina Schirinsky-Schikhmatoff, ha cominciato un’azione di rinnovamento che ha condotto a importanti scoperte.

Tra queste figura il ritrovamento di una decina di lettere di Napoleone e di alcuni suoi familiari e di alcuni preziosi incunaboli e volumi al restauro dei quali è impegnato il restauratore fiorentino Simone Martini. Proprio a lui è stato affidato il compito di occuparsi di quello che all’apparenza sembrava un conglomerato di antiche stampe e che si è invece rivelato essere una copia del Thesaurus Hieroglyphicorum di Hans Georg Herwart von Hohenburg (1553-1622).

Si tratta di un’opera abbastanza rara, della quale esiste soltanto una copia completa (alla Bibliothèque Nationale di Parigi), che comprende una trentina di tavole sulle quali sono riprodotti i monumenti che all’epoca erano ritenuti essere decorati con iscrizioni geroglifiche. Il volume è del 1610 e, accanto ad antichità genuinamente egizie (come agli obelischi di Roma e la statua di Petamenofi oggi al Louvre), sono riprodotti monumenti romani che erano all’epoca considerati manufatti faraonici. Molte tavole del Thesaurus sono dedicate alla Mensa isiaca (Museo Egizio di Torino, C. 1755).

Le annotazioni in latino aggiunte da Herwart von Hohenburg dimostrano che lo statista e studioso bavarese riteneva il reperto un’opera con cui gli Egizi (si tratta in realtà di un manufatto egittizzante del I secolo d.C.) avrebbero descritto in modo allegorico l’universo ponendo al suo centro l’immagine di Iside in trono. La copia della Mensa Isiaca del Thesaurus Hieroglyphcorum fu ripresa qualche decennio più tardi da Athanasius Kircher per le sue opere a carattere egittologico. A quest’ultimo vengono comunemente attribuiti i primi tentativi di studiare «scientificamente» la cultura egizia e i geroglifici.

Quest’intenzione è però già percepibile nel volume di Herwart von Hohenburg e dà credito all’affermazione di Vannina Schirinsky-Schikhmatoff che l’ha definito «il primo libro di egittologia». Il ritrovamento e il restauro del Thesaurus hanno destato molto interesse presso i media corsi e la comunità di Ajaccio e hanno come immediata conseguenza l’elaborazione di un piano di risistemazione e restauro della Biblioteca Fesch. Tra i progetti futuri c’è anche quello di una mostra centrata sul volume di Herwart von Hohenburg e sul significato che l’antico Egitto ha rappresentato per lo sviluppo della cultura occidentale.

Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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