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Continuano fino al 26 febbraio, da Massimo Minini, le mostre personali «Immàginale» di Maurizio Donzelli, e «Il giorno non basta» di Paolo Novelli. Nella prima sfilano lavori recenti dell’artista bresciano (1958), che, come scrive il gallerista stesso, sono degli «pseudodipinti ottenuti raffreddando gli originali ad olio con l’intervento tecnico della fotografia».
Sulle grandi superfici dipinte con l’oro o il nero Donzelli traccia con il pennello linee ondulate o altri segni iterati che finiscono per occupare l’intera superficie, compiendo sì un’indagine sulla dicotomia luce/buio che trascolora però nell’indagine su altre coppie binarie, come vita/morte, alfa/omega, yin/yang. E poi «Immàginale, continua Minini, con quel suo imperativo senza scampo, ci obbliga, o ci consiglia caldamente, a far funzionare la nostra fantasia creativa e, chiusi gli occhi, a pensare ad una realtà diversa, immaginata. (“Imma” nella cultura sufi significa vedere col cuore)».
Paolo Novelli (1976) è alla sua terza personale da Minini, che ne commenta le fotografie: sono immagini che «escono dalla sua mente, piccole e dense famiglie pensate e intuite ancor prima di essere scattate. Si direbbe che siano proiezioni della sua volontà più che trouvailles. Figure che esistono e vivono appartate in attesa che il Nostro le sveli».
E che riveli il carico semantico di cui sono portatrici: come le persiane chiuse (o le finestre murate) di «La notte non basta», 2011-13, o le pareti dei tunnel di «Interiors», 2007-12, impeccabili nella forma ma anche dense di significati.
«Lux-Drawings», 2021, di Maurizio Donzelli. Cortesia dell’artista e Galleria Massimo Minini. Foto di Petrò-Gilberti
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