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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoli«Questo museo, spiega il direttore Maurizio Tarantino, nasce come ente dantesco nel 1921 e per molto tempo è stata una raccolta dei cimeli legati al culto ravennate per Dante Alighieri, che parte con il funerale del poeta nella Basilica di San Francesco, ma si ravviva nel 1865 quando due muratori ritrovarono la cassetta delle ossa nascosta tempo prima dai frati francescani».
In quell’occasione si tenne una cerimonia e le ossa furono ricomposte in un’arca; rimase della polvere che finì suddivisa in mezzo mondo, trasformando Dante in una sorta di santo laico con reliquie chissà quanto veritiere. «Nel 1921, prosegue Tarantino, Corrado Ricci ideò questa raccolta di cimeli in occasione del sesto centenario; negli ultimi vent’anni è stata suddivisa in una parte comunale e in una gestita dai frati, con alcune forzature. Grazie alla collaborazione tra Comune, Fondazione di Ravenna, proprietaria del palazzo, e i Francescani abbiamo realizzato un protocollo d’intesa».
Ne è uscito un contenitore di 370 metri quadrati suddiviso in 9 spazi, al quale dopo l’estate il Comune aggiungerà, a pochi metri di distanza, una seconda sede museale, Casa Dante, dotata di un bookshop legato al design. Le aree museali, vicine al Centro dantesco dei Francescani nei pressi della Basilica francescana e della tomba realizzata nel 1780-81, partono con la Sala del tempo dedicata al tema del volto, con la riproduzione dei monumenti danteschi di Firenze, Madrid e New York, realizzati rispettivamente da Enrico Pazzi, Angelo Biancini e Ettore Ximenes; poi si prosegue con il culto e la fama danteschi e la storica Sala di Montevideo ideata nel 1921 da Corrado Ricci in occasione del sesto centenario della nascita (la pagarono gli emigrati italiani in Uruguay, da qui il nome).
Oltre a un nutrito apparato audio-video multimediale sono esposti oggetti storici come le porte settecentesche della tomba, la cassetta in legno che dal 1677 al 1865 ne contenne le ossa, l’urna che nel 1921 ne ospitò le spoglie mortali. Seguono spazi dedicati a Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Una veduta dell'allestimento della Sala del Volto
Stefano Luppi
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