Odio e amore tra direttori e comitati scientifici

Per ciascuno dei venti «supermusei» autonomi quattro membri siedono nel comitato a titolo gratuito. Ecco la nostra verifica dal vivo

Stefano Miliani |  | Roma

Il 26 ottobre 2016 lo storico dell’arte Giovanni Agosti si dimise dal comitato scientifico della Pinacoteca di Brera a Milano perché il direttore, James Bradburne, aveva etichettato il dipinto «Giuditta e Oloferne» scoperto a Tolosa come opera certa di Caravaggio, così come avevano preteso i prestatori. Al di là del fatto che un museo pubblico non avrebbe forse dovuto sottomettersi agli interessi privati su un quadro destinato al mercato, l’episodio sollecita una domanda: come funzionano i comitati scientifici creati con la riforma dei venti musei autonomi firmata dal ministro Dario Franceschini nell’agosto 2014 (ma i comitati sono stati nominati perlopiù tra fine 2015 e inizio 2016)?

I quattro membri di ciascun comitato partecipano a titolo gratuito, vengono nominati dal ministro, dal Consiglio superiore dei Beni culturali, da Regione e Comune. Sulla carta è una bella idea: devono garantire un
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