Nella caverna su veicoli elettrici

La grotta Cosquer del Parco delle Calanques sarà riprodotta nella Villa Méditerranée a Marsiglia

Luana De Micco |  | Tolosa

Le opere d’arte parietale della grotta Cosquer, nel Parco Nazionale delle Calanques, presso Marsiglia, sono destinate a scomparire, minacciate dal riscaldamento climatico e dall’innalzamento del livello del mare: un giorno l’acqua investirà interamente la cavità e cancellerà i disegni che i nostri antenati realizzarono 33mila e 19mila anni fa, più di 500 opere d’arte uniche per la fauna marina rappresentata, foche, pinguini e motivi di meduse.

Già oggi la grotta, scoperta nel 1985 da un sub professionista, Henri Cosquer, ma rivelata al pubblico nel 1991, è quasi inaccessibile. Si può raggiungere solo immergendosi a 37 metri di profondità e dopo aver percorso un corridoio sottomarino di oltre cento metri. Per poterne conservare la traccia, una riproduzione della grotta a grandezza naturale aprirà al pubblico nel 2022 a Marsiglia, negli spazi della Villa Méditerranée, l’edificio costruito nel 2013 a firma Stefano Boeri che affianca il Mucem, ma al quale non era stata ancora data una destinazione precisa.

La Francia vanta una certa esperienza in materia. Sono già state realizzate le riproduzioni delle grotte di Lascaux, in Dordogna, e Chauvet, in Ardèche, il più antico esempio di arte preistorica al mondo (36mila anni fa), entrambe molto fragili. Al nuovo progetto, per un budget di 23 milioni di euro, di cui 10 finanziati dalla regione Provenza, lavora lo stesso team di esperti intervenuto a Chauvet.

A Montignac (Dordogna), l’atelier Arc & Os di Alain Dalis realizza i pannelli delle pareti della grotta, mentre l’atelier di Stéphane Gérard a Parigi riproduce gli elementi geologici della grotta. Nel laboratorio Déco Diffusion di Gilles Tosello e Bernard Toffoletti, alla periferia di Tolosa, si riproducono invece le pitture preistoriche. A marzo Tosello, storico della preistoria e artista, aveva già completato i decori detti «dei pinguini», «del felino» e «dei cavalli» e aveva in corso d’opera il graffito del «megaloceros», un cervo gigante estinto.

Non avendo potuto immergersi nella grotta Cosquer, per lavorare si serve di dati scientifici e dell’alta tecnologia 3D: «Le scansioni realizzati nella grotta, spiega Tosello, permettono oggi di ottenere un perfetto clone digitale in 3D della grotta, a partire dal quale si riproducono i calchi esatti delle pareti. Sui calchi vengono poi proiettate delle foto ad altissima risoluzione delle pitture». Sulle pareti della grotta Cosquer gli uomini antichi hanno anche inciso una ventina di enigmatiche forme geometriche e lasciato una settantina di impronte di mani rosse e nere, alcune delle quali, sempre in tempi preistorici, furono raschiate.

Per Tosello, che conta di portare a termine tutti i pannelli entro agosto o settembre, il risultato sarà «un’illusione perfetta». Gli artisti di oggi utilizzano pigmenti e tecniche di incisione più vicini possibile a quelli degli antichi. Il materiale usato per i calchi è una resina acrilica che imita alla perfezione i volumi e le asperità delle pareti della grotta, ma è molto più leggera per permettere smontaggio, trasporto e installazione dei pannelli nel museo. La visita si farà in piccoli gruppi a bordo di veicoli elettrici automatici, lungo un percorso di 1.700 mq.

«Il visitatore, aggiunge Tosello, avrà l’impressione di essere nella grotta vera, così com’è oggi. Restituiremo anche l’illusione del mare e del suggestivo riflesso delle opere nell’acqua. In realtà, precisa l’esperto, ai tempi in cui gli uomini primitivi frequentavano la grotta, il livello del mare era 120 m più basso e la costa era a 5 km dall’ingresso della grotta. L’innalzamento del mare è iniziato dopo, alla fine della glaciazione, circa 10mila anni fa. È un fenomeno ineluttabile. Oggi l’acqua ricopre i due terzi della grotta. E il suo stato di conservazione non è buono, conclude. Il movimento dell’acqua crea delle tensioni sulle volte, causando fessure e crolli. A ciò si aggiunge l’inquinamento da microplastiche e gli scarichi di acque reflue della città di Marsiglia. La conservazione della grotta sembra impossibile. Ecco perché realizzarne la copia è ancora più importante».

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