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Musei

Musei declassati, direttori beffati

Più deboli i musei ad autonomia limitata, incerto il destino di quelli che l’hanno perduta

Una veduta del Parco dell'Appia Antica. Foto: Nicolò Musmeci

Roma. La parola «riforma» era stata evitata accuratamente fino a ora: per mesi Bonisoli ha definito gli interventi come un necessario «tagliando», una correzione della riforma Franceschini in vigore dal 2014, mentre la Commissione incaricata di studiare il problema e trovare le soluzioni era intitolata alla «riorganizzazione» del Mibac.

Dopo un anno, è nata una nuova «riforma», l’ottava negli ultimi anni, una vera «controriforma» che contraddice quella precedente. Sui grandi musei autonomi non mancano decisioni non motivate e non chiare come l’abolizione dei Consigli di amministrazione e la revoca dell’autonomia per tre importanti istituzioni: il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, già previsto come perno di un sistema museale della civiltà etrusca, il Parco Archeologico dell’Appia Antica, da poco autonomo, e la Galleria dell’Accademia di Firenze, secondo museo in Italia (dopo gli Uffizi) con 1,7 milioni di visitatori.

Tra aprile e maggio erano stati anche nominati i nuovi direttori di sei musei autonomi: Massimo Osanna, confermato a Pompei, Alessandra Guerrini al Palazzo Reale di Genova, Fabio Pagano al Parco dei Campi Flegrei, Giulio Manieri Elia alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, Tiziana Maffei alla Reggia di Caserta. Paradossale la vicenda di Simone Quilici, nominato da pochi giorni direttore del Parco dell’Appia Antica proprio mentre il parco veniva declassato e in un altro ufficio del Mibac veniva cancellata la ragione stessa della sua nomina appena avvenuta.

Gravi le conseguenze della riforma sulla Galleria dell’Accademia di Firenze. Dopo la decisione di abolirne l’autonomia, il sindaco Dario Nardella e altre autorità cittadine hanno reagito e chiesto a Bonisoli una marcia indietro. Lo stesso hanno fatto l’Associazione degli Amici dell’Accademia. Nardella ha dichiarato che vuole stringere un’alleanza con i sindaci di Venezia e Roma per contrastare «una neostatalizzazione di tutto il settore dei beni culturali».

La direttrice dell’Accademia fiorentina Cecilie Hollberg ha avviato da tempo un piano di radicale cambiamento del museo: gli incassi, 9 milioni lo scorso anno, e i risparmi degli anni scorsi permettono di trasformarlo entro un anno in una struttura moderna. L’autonomia permette decisioni rapide anche con la collaborazione di un efficiente Consiglio di amministrazione (abolito dalla riforma).

Tutto sarà climatizzato, nuovo l’ingresso, nuovi illuminazione, didascalie, segnaletica, accoglienza, percorsi per disabili. Adesso il processo rischia il blocco e ogni decisione sugli appalti passerà da Roma. Ma la Hollberg ha dichiarato che non intende fermarsi. Il suo contratto scade in autunno e fino allora andrà avanti. Il primo luglio presenta il nuovo logo del museo: al centro l’immagine del David di Michelangelo, simbolo di Firenze.

Che fine farà adesso l’Accademia? Agli appelli e alle proteste, Bonisoli ha risposto il 27 giugno: la soluzione è unirla agli Uffizi creando un «nuovo polo» con una «regia generale» e un solo direttore. Insieme, i due musei fiorentini diventeranno un gigante autonomo, con Pitti e Boboli quasi 6 milioni di visitatori. Ci si chiede quali saranno i veri vantaggi di questa operazione. Bonisoli, si è comunque confermato favorevole all’autonomia dei musei «ma, ha aggiunto, autonomia non significa anarchia e serve un minimo di armonizzazione. Come in tutte le aziende ci sarà una regia centrale su come girano i soldi e come vengono prese le decisioni».

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


  • Una veduta del cortile degli Uffizi.Foto: Wikipedia

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