Musealizzata la collezione Franzoia di vetri di Murano

Donati alla Galleria Rizzarda 800 oggetti della raccolta assemblata in 30 anni, dal XVIII secolo a Carlo Scarpa

Un gruppo di vetri della collezione Franzoia
Carla Cerutti |  | Feltre (Bl)

Con un atto maturato negli anni, l’architetto Ferruccio Franzoia ha donato la propria collezione di vetri di Murano, assemblata in 30 anni di ricerca insieme alla consorte Carla Nasci, alla Galleria d’arte moderna Carlo Rizzarda di Feltre, già sede della collezione omonima formata da un nucleo di 196 opere tra quadri, mobili e oggetti di arte applicata di vari autori e da una raccolta di oltre 400 oggetti in ferro battuto realizzati da Rizzarda, maestro in questo genere, tra il 1910 e il 1930.

La Galleria Rizzarda ha sede nel Palazzo Bovio-Villabruna-Cumano, residenza cinquecentesca nel centro storico, e in un allestimento curato dallo stesso Franzoia ospiterà a partire dall'8 maggio, in modo permanente all’ultimo piano, gli 800 pezzi della donazione che spaziano dal XVIII secolo alla contemporaneità, con uno speciale focus sulla produzione muranese degli anni dal 1920 al 1940: in particolare, sui grandi «creativi» del vetro, come Vittorio Zecchin, Giacomo Cappellin, Carlo Scarpa, Paolo Venini e Napoleone Martinuzzi.

«Accanto ad artisti molto documentati ammetto che vi sono nella raccolta lacune evidenti, ha dichiarato Franzoia, perché è stata assemblata insieme a mia moglie seguendo il nostro gusto personale. Non volevamo creare un museo, volevamo divertirci e circondarci di oggetti che ci piacevano. Ambedue nativi di Feltre, abbiamo vissuto a lungo a Venezia in anni in cui comprare vetri muranesi del ’900 non era proibitivo come oggi e neanche così rischioso a causa del proliferare dei falsi e delle riedizioni».

L’allestimento ha seguito la stessa linea empatica ed emotiva che ha ispirato la genesi della collezione: la prima sala è dedicata alla produzione della Vetri Soffiati Muranesi Cappellin Venini & C., con gli elegantissimi soffiati trasparenti di Vittorio Zecchin ispirati al Rinascimento.

I manufatti delle due manifatture, la Maestri Vetrai Muranesi Cappellin & C. e la Vetri Soffiati Muranesi Venini & C., sono documentati nella seconda sala con le opere innovative di Carlo Scarpa, che collaborò con ambedue le fornaci tra il 1926 e il 1947 e che Franzoia considera tra gli autori più importanti. «Il pezzo per me più prezioso, rivela, è un piccolo vaso iridato di Scarpa prodotto in un unico esemplare e appartenuto alla moglie di Paolo Venini, l’elegantissima Ginette Gignous, che lo teneva nel suo boudoir. Io l’ho acquistato dal nipote Alessandro Diaz de Santillana, cui la signora Venini lo aveva successivamente donato».

Oltre alle opere di Scarpa, la sala ospiterà esemplari della produzione Venini tra il 1925 e gli anni ’60 ideati da Napoleone Martinuzzi, Tomaso Buzzi, Tyra Lundgren, dallo stesso Paolo Venini, Massimo Vignelli, Fulvio Bianconi e Toni Zuccheri, e una miscellanea di prodotti di altre ditte attive in laguna e di altri autori significativi com e Alfredo Barbini, Archimede Seguso, Flavio Poli, Tapio Wirkkala, Guido Balsamo Stella, Giuseppe Barovier e Guido Bin, pseudonimo di Mario Deluigi. Non mancano contemporanei come i de Santillana, Sergio Asti e Luciano Gaspari. 

Il terzo e ultimo settore è dedicato ai vetri da mensa, dei quali gran parte fanno riferimento ai modelli creati da Zecchin negli anni ’20. Sono documentati, inoltre, esempi di vetri veneziani di età precedente, come un insieme di vetri Luigi XVI in cristallo sfaccettato con decorazioni in oro e una campionatura di bicchieri storicistici con decoro di smalti policromi o incisi a ruota. Presenti anche cristalli da tavola di produzione non muranese, di gusto Belle Époque, e boema commercializzati a Venezia dalla Compagnia Venezia Murano.

© Riproduzione riservata Particolare di uno dei vetri Franzoia
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