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Mobilier National sotto accusa: va ristrutturato

Stando alla Corte dei Conti francese, l’istituzione è «sclerotizzata» e «poco produttiva»

L'ingresso all'edificio che ospita il Mobilier National

Parigi. Il savoir faire del Mobilier National si espone sul web. Il progetto di digitalizzazione delle collezioni era stato avviato nel 2016, ma il lancio della piattaforma online, ad aprile, con 78mila descrizioni di oggetti e 25mila fotografie, arriva al momento giusto.

L’istituzione, erede dell’antico Garde-Meuble royal fondato nel 1604, il cui ruolo è conservare e restaurare i circa 200mila mobili e oggetti d’arte destinati ad arredare Eliseo ed altri palazzi pubblici, ha bisogno di popolarità. Da febbraio attraversa infatti un momento di crisi: un rapporto al vetriolo della Corte dei Conti ha puntato il dito contro la «cattiva gestione» del Mobilier, che comprende anche alcune antiche manifatture come Les Gobelins, Beauvais e La Savonnerie.

Stando alla Corte, l’istituzione è «sclerotizzata» e «poco produttiva». I suoi prezzi, paragonati a quelli del settore privato, sono «poco competitivi». Si accusano i suoi dipendenti, 350 persone circa, di lavorare solo 30 ore a settimana (mentre il tempo di lavoro settimanale è fissato in Francia a 35 ore). Si propone di trasferire in periferia la sede, che si trova nel 13mo arrondissement di Parigi, per ridurre i costi.

C’è anche un’altra questione: i mobili in stile classico interessano sempre meno e per arredare i palazzi si ricorre sempre più a designer moderni. Per la Corte insomma l’istituzione ha bisogno di una «ristrutturazione profonda». «In tutto arrediamo 600 luoghi in Francia e all’estero. Molti dei nostri oggetti sono nei castelli, tra cui Chambord. Ma bisogna ammettere che i gusti sono cambiati e che le poltrone Impero non sono ergonomiche. La soluzione sarebbe di sviluppare nei nostri atelier dei mobili contemporanei», ha osservato Hervé Lemoine, direttore del Mobilier National, in un’intervista a «Le Figaro».

Lo statuto dell’istituzione vieta «di sviluppare un’attività commerciale, ma è necessario ripensare la nostra utilità economica». Lemoine propone anche di «declassare» i «mobili diventati inutili» e i «doppioni» e cederli alle associazioni di beneficienza, come il Secours Populaire.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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