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Gallerie

Miart: la differenza tra visualizzare e vendere

La mostra-mercato ha sofferto la «traduzione» online, ma anche il vuoto di potere dell’ente fieristico milanese

Corita Kent, «Life is a complicated business», 1967 (particolare), serigrafia, 56x59 cm. Andrew Kreps, New York. È una delle otto opere acquistate dal fondo acquisizioni di Fondazione Fiera Milano

Si tirano le somme della prima edizione di Miart online che ha sostituito la prevista fiera in presenza dall’11 al 13 settembre, cancellata ad aprile durante l’emergenza Covid-19. 133 gallerie nazionali e internazionali hanno partecipato alla manifestazione con 1.761 opere, suddivise nelle quattro grandi aree tematiche che contraddistinguono la fiera: arte moderna, contemporanea, emergente e design da collezione.

I dati riassuntivi sono molto precisi e parlano di 178.709 visualizzazioni per le opere e 10.119 per gli eventi, con una media di 24 minuti di permanenza sulla piattaforma e un totale di 2,24 milioni di interazioni, dimostrando quanto la navigazione abbia stimolato l’interesse dei visitatori. I galleristi avevano a disposizione una serie articolata di strumenti tecnologici per offrire al meglio le opere.

La novità offerta dalla piattaforma digitale, sviluppata in collaborazione con ArtShell, è stata quella della chat, con cui si poteva entrare direttamente e velocemente in contatto con le gallerie. Sono state aperte 1.986 chat, tra cui 884 conversazioni con più di 5 interazioni a utente, per un totale di 8.331 messaggi e 2.569 immagini di opere inviati. 7.693 sono stati gli insight, ovvero la possibilità di fare una «verticale» sulle gallerie, e nonostante il gran traffico non si è mai verificato un blackout.

Le gallerie avevano anche la possibilità di inserire i prezzi delle opere, pratica ormai assorbita in altri contesti online legati all’arte, ma circa la metà ha preferito attendere la richiesta di chi era interessato all’acquisto. Qui si evidenzia lo spaccato generazionale: per i millennial la trasparenza «promuove», è essenziale e immediata; al contrario, è un ostacolo per le generazioni meno contemporanee, a loro agio con un mercato meno diretto ma a volte più opaco. I prezzi erano in linea con le fasce di collezionisti che frequentano Miart, da 2mila euro a più di 2 milioni.

Il fondo di acquisizione di Fondazione Fiera Milano ha comprato otto opere, che si aggiungono alla collezione d’arte contemporanea della Fiera, per un valore totale di 50mila euro: gli autori sono Giorgio Andreotta Calò (Sprovieri, Londra), Alexandra Bircken (Herald St, Londra), Talia Chetrit (Kauffman Repetto, Milano-New York ), Daniel Dewar & Grégory Gicquel (Clearing, New York-Bruxelles), Mimosa Echard (Martina Simeti, Milano), Anna Franceschini (Vistamare | Vistamarestudio, Pescara-Milano), Corita Kent (Andrew Kreps, New York), Margherita Raso (Fanta-MLN, Milano).

A bocce ferme non si registra l’entusiasmo delle ultime edizioni in presenza di Miart. Mentre l’online sembra la risposta e la soluzione immediata alla mancanza di molti eventi, in questo frangente non si è dimostrata risolutiva. Dopo aver annunciato a luglio le date con uno stringato comunicato, Fiera Milano non ha più fatto trapelare nulla fino alla fine di agosto e questo, lamentano molti galleristi, ha lasciato espositori, addetti ai lavori e pubblico nell’incertezza.

Senza amministratore delegato da giugno, Fiera Milano si è chiusa a riccio, ma questa posizione difensiva e la conseguente mancanza di una campagna di comunicazione non hanno giovato a Miart. Alle gallerie è stato chiesto un gettone d’ingresso sulla piattaforma, sia pure basso, e la cosa non è stata gradita dopo i ripetuti silenzi di Fiera Milano. I collezionisti non hanno apprezzato le pratiche di accesso al sito, a loro dire più macchinose del solito, in realtà ideate per tutelarne maggiormente la sicurezza.

Quanto alle vendite, ha funzionato la fascia di prezzi bassa (2-10mila euro), mentre si è concluso poco su quotazioni più alte. Alessandro Rabottini che dopo quattro anni alla direzione della fiera cede il timone a Nicola Ricciardi, che arriva da Ogr Torino, commenta che il feedback immediato è sempre reattivo, mentre l’esperienza deve sedimentare, e con questa i risultati di vendita che possono arrivare molto più in là; nota anche che non ci sono ancora reali termini di paragone, non essendo possibile la mera traslazione di una fiera fisica in digitale, e che la fase è sperimentale per tutti, parte di un processo che avviene a 360 gradi, anche ad esempio per gli Mtv Awards, ed è il contributo a uno scenario diffuso e internazionale che vedrà Frieze online alla prossima tappa. L’appuntamento con Miart 2021 è invece dal 9 all’11 aprile, per la 25ma edizione.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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