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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliFino al 10 settembre la Galleria Adalberto Catanzaro artecontemporanea ospita una mostra di grandi sculture inedite di Hidetoshi Nagasawa. Curata da Bruno Corà, l’esposizione comprende, accanto a lavori in rame, tre grandi sculture marmoree, con cui l’autore (1940) affronta una delle sfide che ha da sempre più a cuore: la conversione del peso nella leggerezza e della presenza nell’assenza. «Galleggiamento» è per questo il titolo della mostra delle tre sculture realizzate con i marmi Libeccio antico, Perlato di Sicilia e Nerello di Custonaci, provenienti tutti da cave dell’isola, nel rispetto di una specificità geoambientale sempre presente nella poetica di Nagasawa.
Sospensione e agravitazionalità di sculture che pesano materialmente tonnellate, ma che suggeriscono la levità, è la sfida percettiva che sta alla base del concepimento delle sculture in mostra. Per Nagasawa, infatti, la scultura «deve restare in aria».
Se l’apparato formale e materiale è di derivazione occidentale, l’ideologia è tutta orientale, e soprattutto giapponese, fondata sulla ricerca della vita come dimensione in cui sia assente l’aggravio di autoimposti sforzi mentali. Il viaggio che Nagasawa compì in bicicletta, ventiseienne, nel 1966-67, dal Giappone a Milano (dove tutt’ora vive), fu svolto infatti sull’onda di un’esigenza interiore volta ad attraversare i continenti con spirito di liberante leggerezza. Si fermò a Milano perché in quella città gli venne rubata la bicicletta, rimanendo così anche senza il peso di quell’esile mezzo.
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