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Mostre

Mani e menti aperte

Alla Fondazione Golinelli l’archetipo della mano tra arte e scienza

Anna Morandi Manzolini, «Mani sensibili», 1756 ca. Su gentile concessione del Museo di Palazzo Poggi - Sistema Museale di Ateneo - Alma Mater Studiorum, Università di Bologna. © Fulvio Simoni

Bologna. Rinsaldare l’alleanza tra arte e scienza è una questione molto concreta e, come ama ricordare il suo presidente Andrea Zanotti, lo spirito della Fondazione Golinelli è perfettamente espresso dalla parola «opificio», da «opus facere». Questa definizione, che oggi ne identifica il contenitore architettonico, ma soprattutto il funzionamento, pragmatico e simbolico, spiega bene l’intento di un lungimirante progetto educativo: un «laboratorio di futuro» sostenuto dal superamento della dicotomia tra teoria e pratica.

Valorizzare l’indissolubile sinergia d’azione tra mano e cervello, dunque, da sempre fondamento dell’attività del Centro di Arti e Scienze Golinelli, viene ora consacrato come tema d’ispirazione per una riflessione sull’idea di Humanitas, in una mostra («U.mano», dal 20 novembre al 9 aprile) che, tra realtà aumentate, neuroscienza e incursioni nella storia, esplora l’archetipo della mano come sofisticato strumento di conoscenza e appropriazione dei segreti della natura. Curato dallo stesso Zanotti, con la collaborazione di Silvia Evangelisti, Carlo Fiorini e Stefano Zuffi, il percorso espositivo intreccia revisioni e previsioni, allacciando passato e futuro.

L’ambientazione richiama l’idea del tempio, omaggio all’insegnamento dei classici, ma la mostra procede speditamente, passando per i moderni e i contemporanei. L’arte costituisce uno spunto di riflessione sulla rappresentazione del mondo sensibile, grazie a una selezione di opere di autori operanti durante la rivoluzione scientifica quali Ludovico Carracci, Caravaggio, Guercino, Sebastiano del Piombo, Giovan Battista Crespi.

E la rappresentazione del corpo interagisce indissolubilmente con la scienza anche nei libri, dal De Symmetria partium in rectis formis humanorum corporum libri, di Albrecht Dürer ai celebri esempi di atlanti anatomici mirabilmente illustrati come il De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio e i Deux Livres de chirurgie di Ambroise Paré, giustamente accostati alle cere settecentesche di Anna Morandi Manzolini, belle come sculture iperrealiste e precise come indagini autoptiche.

Non può mancare, in un contesto simile, un riferimento a Leonardo, la cui perduta «Battaglia di Anghiari» è restituita attraverso sofisticate rielaborazioni digitali di giovanissimi ricercatori, mentre un altro capolavoro del pensiero rinascimentale, la «Creazione di Adamo» di Michelangelo, ci viene riproposto nell’interpretazione specchiante di Michelangelo Pistoletto. A suggellare iconicamente l’idea guida della mostra, due sculture: le mani chiuse e le mani aperte dell’imprenditore Marino Golinelli, fondatore dell’opificio e carismatico ispiratore del progetto.

Valeria Tassinari, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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