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Libri da viaggio

Impediti negli spostamenti, viaggiamo con la mente, il sogno, la conoscenza. Le pubblicazioni dell'anno dedicate a culture vicine e lontane, nei secoli, «fuori dalle mappe»

Fragonard «La lettrice»

Viaggiare con la mente, con la fantasia, possibilmente appassionandoci, divertendoci e conoscendo di più, e meglio, i luoghi di cui leggiamo, forzatamente limitati nei nostri spostamenti. È un’occasione unica. Il settore editoriale pare andare incontro alle esigenze di molti con un numero crescente di pubblicazioni dedicate a viaggi, Paesi, culture vicine e lontane, di oggi e di ieri.

«Il collezionista di mondi» di Ilija Trojanow (Edt, traduzione di Umberto Gandini, pp. 474, € 22) è un romanzo biografico, di vasta erudizone e di grande qualità letteraria. È dedicato a un protagonista dell’incontro tra Occidente e Oriente, negli anni dell’impero britannico e nei territori dei suoi vasti domini (dall’India del Raj al Medio Oriente, fino all’Africa orientale): quel Richard Francis Burton (1821-90) che, per primo, compì l’«haji» alla Mecca, rigorosamente preclusa ai non musulmani, e ne diede notizia in un popolarissimo «memoir». A lui, diplomatico dell’Impero britannico e traduttore delle Mille e una notte, forse spia e di certo desideroso di conoscenza (pare che parlasse 29 diverse lingue, dalle europee alle africane), Trojanow dedica un romanzo che illumina sui rapporti tra élite britannica e domini coloniali, su tradizioni e costumi, rievocando il passato ma evidenziandone le perduranti influenze nel mondo contemporaneo. Il tutto con il passo della grande letteratura, che ha garantito al volume diversi premi internazionali e un vasto successo di pubblico.

Rimanendo all’Oriente e alle sue molteplici suggestioni, la lettura obbligatoria rimane quella di Attilio Brilli, grande specialista della storia dei viaggi e autore di attese pubblicazioni, tutte con il Mulino. Quest’anno è la volta non solo di «Il grande racconto del favoloso Oriente» ma anche di «Le viaggiatrici del Grand Tour» (il Mulino, pp. 244, € 16). Scritto con la collaborazione di Simonetta Neri, è dedicato a figure per molti versi appassionanti (non a caso il sottotitolo è Storie, amori, avventure): alcune molto note, come la pittrice Élisabeth Vigée le Brun e Mary Shelley (ma di certo tra le righe troverete nuovi dettagli e motivi di interesse), altre sconosciute ai più, come Elisa von der Recke (sedotta da Cagliostro!). Di Madame de Staël si ricorda, tra l’altro, il romanzo Corinna o l’Italia (1807), per gli autori «una delle pagine più sorprendenti che in quattro secoli, da Francis Bacon a Claude Levi-Strauss, sono state dedicate al tema del viaggio». Scrive infatti la baronessa intellettuale: «Per quanto se ne dica, viaggiare è uno dei piaceri più tristi della vita». In ogni caso, per tutte le protagoniste del libro il viaggio in Italia tra Sette e Ottocento (tradizionale, perfino obbligatorio per ogni élite europea) è un momento fondamentale nella propria vita. Per molte di loro, diviene anche un gesto di liberazione, epocale e rivoluzionario.

L’Oriente è anche lo sfondo della storia, affascinante, del diamante più grande e «famigerato» al mondo, raccontato nel volume «Koh-I-Nur» (Adelphi, traduzione di Svevo D’Onofrio, pp. 253, € 22). Sono William Dalrymple e Anita Anand a ripercorrere la complessa vicenda della gemma battezzata «montagna di luce», che Duleep Singh, il giovanissimo maraja del Punjab, fu costretto a cedere nel 1849 alla regina Vittoria, sulla cui corona trovò collocazione prestigiosa e altamente simbolica (oggi è esposto nella Torre di Londra). Le pagine scorrono come un viaggio tra secoli, Paesi e corti reali, ladri e imperatori, ambizioni e cupidigia, affari e diplomazia.

Al viaggio compiuto nel 1933 da Patrick Leigh Fermor, un altro protagonista della gloriosa stagione dei viaggiatori e scrittori britannici (che comprende figure di interesse e fascino assoluti, come Robert Byron, William Somerset Maugham ed Evelyn Waugh), è dedicato il volume «Camminando fra i boschi e l’acqua» di Nick Hunt (Neri Pozza, traduzione di Laura Prandino, pp. 368, € 19), godibilissimo anche per la verve con cui è scritto. Hunt, appassionato viaggiatore, è anche giornalista per il «Guardian» e l’«Economist» e, forse, ricorda un po’ lo stesso Byron e Bruce Chatwin. Il suo itinerario, rigorosamente a piedi (salvo pochissime eccezioni), corre sulle orme del predecessore e, dalla Gran Bretagna, attraversa Olanda, Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia.

Altro grande classico, maestro del «memoir» e flâneur convinto, è certo Henry David Thoreau, di cui arriva in italiano «Io cammino da solo. Journal 1837-1861» (Piano B, traduzione e cura di Mauro Maraschi, pp. 420, € 18). Sono i suoi diari in cui, forse ancor meglio che in opere celebratissime come Walden, ovvero Vita nei boschi (1854) e Camminare (1862), è possibile penetrare nelle aspirazioni e nei dubbi del celebre poeta e naturalista americano (ma anche eremita, filosofo, attivista, conferenziere...).

Un viaggio nel passato e nel presente, nel reale e nell’immaginato, è quello proposto dal brillante geografo britannico Alastair Bonnett nel suo «Fuori dalle mappe. Un viaggio fantastico in luoghi inesplorati» (Blackie Edizioni, traduzione di Lorenzo Vetta, pp. 356, € 20). Dallo «spazio perduto» di Leningrado, non più Pietrogrado (dal 1914) e non ancora (di nuovo) San Pietroburgo, alle «geografie nascoste» delle città sotterranee della Cappadocia, è un volume di grande originalità e rigore, ricco di informazioni, aneddoti e curiosità, e di piacevolissima lettura.

Ancora un romanzo è quello di Philipp Blom, giornalista e saggista già apprezzato per libri sulla storia culturale europea come Il primo inverno e La grande frattura: «Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento»(Marsilio, traduzione di Francesco Peri, pp. 320, € 19) scorre dalla Guerra dei Trent’anni al nostro presente di cittadini europei, dalla Baviera al Nord Italia, ed è un viaggio nel gusto musicale del continente, tra Mozart, Beethoven e Vivaldi. Al centro, il mistero di un violino che è anche l’occasione per un percorso più personale, ispirato dal viaggio in Italia di Goethe (1813-17): «la spinta a spostarsi può essere determinata da un cambiamento climatico, da una catastrofe ambientale o da una curiosità vitale, elementi che in ogni tempo influenzano l’esistenza degli individui», scrive Blom.

Strettamente dedicato al tema del viaggio, non certo ludico ma forzato dagli eventi della storia, è il romanzo del 1944 e ora pubblicato in italiano «Transito»(L’orma, traduzione di Eusebio Trabucchi, pp. 288, € 19) della tedesca Anna Seghers. Militante comunista, trovò fortunosamente riparo dalle persecuzioni naziste salpando da Marsiglia alla volta del Messico. Proprio nel porto francese si svolgono le vicende del romanzo. Nel 1940 Marsiglia è una città «in fuga», in cui accorrono esuli provenienti da mezza Europa alla ricerca di un foglio di via e un approdo di pace.

Ma il viaggio, almeno per le élite protagoniste tra Otto e Novecento della «moda della vacanza» tra casinò e bagni alle terme, stazioni balneari e tour esotici, era soprattutto quello compiuto in treno. A vagoni, carrozze e itinerari in giro per il mondo è dedicato il godibile volume di Per J. Andersson, reporter svedese e girovago promotore dello «slow travel», intitolato «Storia meravigliosa dei viaggi in treno» (Utet, traduzione di Valeria Goria, pp. 352, € 22). Con il significativo sottotitolo Sui binari del mondo dall’Orient Express all’Interrail, dalla conquista del West al futuro, è un storia, personale e vivacissima, ma anche ricca di dati storici, aneddoti curiosi e riflessioni non banali, su un mezzo che (un tempo icona della velocità e del progresso e oggi capace di suscitare la nostalgia per un mondo per molti versi scomparso) rivoluzionò tanto la vita delle persone quanto la forma delle città e del territorio, aprendo ad attività (il commercio, ma anche il nascente turismo), località e Paesi fino ad allora marginali. Non a caso, nel 1936 Aldous Huxley scriveva: «Quando Watt e Stephenson costruirono la prima locomotiva, si può dire che così facendo inventarono il tempo». Utilissima, e molto stimolante, l’appendice che ai suggerimenti pratici associa consigli «al cinema e in letteratura», compresi (ovviamente) Hitchcock e Wes Anderson, Graham Greene, Agatha Christie e Patricia Highsmith.

Treno, nave, carrozza e molti altri mezzi: è così che la giornalista Nellie Bly compì il suo viaggio intorno al mondo, prima donna della storia e in soli 72 giorni. È una dei protagonisti del volume di Giorgio Pirazzini «I grandi viaggiatori che hanno cambiato la storia del mondo» (Newton Compton, pp. 320, € 12): da Erodoto, «il padre della storia», a Tony e Maureen Wheeler, gli inventori delle Lonely Planet, passando per Marco Polo, Colombo, Magellano e Darwin. E poi, ancora, Livingstone, Amundsen e Cousteau: dall’Africa ai Poli, alle profondità marine. Tutti in viaggio per «curiosità, passione, avidità, gloria, amore e persino per caso».

Un viaggio «impegnato», altamente politico è quello che ci invita a compiere Emanuele Felice (docente universitario, oltre che responsabile economico del Pd) con il brillante «Dubai, l’ultima utopia»(il Mulino, pp. 224, € 15): un’analisi puntuale e una critica appassionata di un modello mitizzato, ricco di eccellenze e di contraddizioni. «Tōkyō tutto l’anno. Viaggio sentimentale nella grande metropoli»(Einaudi, illustrazioni di Igort, pp. 277,  € 19) di Laura Imai Messina è un viaggio lungo un anno (da gennaio, «il mese degli affetti», a dicembre, «il mese dei bonzi affaccendati») attraverso usanze e festività, ma è anche un vero itinerario tra luoghi e quartieri della città «modernissima» che, però, «è in uno stato di infanzia perenne».

Torino città magica: tema abusato? Forse. Ma il libro «Torino magica» (pp. 320, Neri Pozza, € 13) di Vittorio Del Tufo, caporedattore del «Mattino» di Napoli, non solo è una straordinaria sintesi tra luoghi, idee, personaggi, politica e tanto altro. È anche piacevolissimo, ricco di dati, analisi, commenti acuti. Il libro arriva due anni dopo il suo analogo viaggio nella Napoli magica e soddisfa tanto i turisti (anche da remoto: al prossimo viaggio sarete preparatissimi per itinerari non scontati) sia i torinesi più informati sulla storia antica e recente della propria città. La collina e la Gran Madre, le piazze risorgimentali e le «grotte alchemiche» di Palazzo Reale, il Mausoleo della Bela Rosin e la Sindone. E Nostradamus e i re sabaudi, Cagliostro e Rol, de Chirico e i pittori del Surrealismo e dell’Arte povera.

Grande annata per le pubblicazioni dedicate alle montagne. Imperdibile per chi ha amato i suoi prcedenti Le antiche vie. Un elogio del camminare (2018)e Luoghi selvaggi. In viaggio a piedi tra isole, vette, brughiere e foreste (2019), è il volume di Robert Macfarlane intitolato «Montagne della mente. Storia di una passione» (Einaudi, traduzione di Paola Mazzarelli, pp. 288, € 12). La passione è la sua, raccontata e analizzata attraverso memorie personali e mille informazioni.

Nella collana  «Ritrovare l’Italia», sempre originale nella scelta dei temi e accurata nella realizzazione, è uscito «Andare per rifugi», a firma di specialisti (di architettura e non solo) come Roberto Dini, Luca Gibello e Stefano Girodo (il Mulino, pp. 144, € 12). Storia dell’alpinismo, personaggi celebri, Grande Guerra e Resistenza, tecniche costruttive e architettura contemporanea si intrecciano in luoghi diversamente significativi, come il rifugio Nuvolau, il primo delle Dolomiti, il Brioschi e il De Gasperi con la loro storia partigiana, la capanna Margherita, meta di un primo turismo «di massa», e  il Sasso Nero con la sua architettura ecocompatibile.

Guide non tradizionali, nella forma del libro-rivista, sono i volumi della collana «The Passenger» editi da Iperborea (giunti al 12mo numero: tutti uno più imperdibile dell’altro). Nel 2020 è stata la volta di India, Turchia, Svezia e Parigi, in attesa di Roma a gennaio (pp. 200 circa a seconda del volume, € 19,50). Ogni numero offre sguardi originali sui singoli luoghi: brani narrativi, inchieste e analisi su politica, società, immigrazione, diritti, paesaggio. Nel numero sulla Turchia, Elif Batuman conduce nelle viscere di Istanbul, in cui importanti ritrovamenti archeologici rischiano di essere sacrificati agli interessi delle imprese impegnate nel nuovo tunnel sotto il Bosforo. Nel numero sull’India, il racconto della sua babele linguistica è l’occasione per un viaggio in 22 lingue ufficiali e decine di altri idiomi e dialetti. A Parigi, l’architetto e critico Thibaut de Ruyter scrive una lettera d’amore al Centre Pompidou e, insieme, riflette sulla tradizione, propria dei presidenti francesi, di farsi promotori di «grands travaux» per la città.

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 413, gennaio 2021

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