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«Shrouded Sculpture #6 (Maternal Affection by Edward Hodges Baily)» (2021), di Simon Roberts (particolare)

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«Shrouded Sculpture #6 (Maternal Affection by Edward Hodges Baily)» (2021), di Simon Roberts (particolare)

Le sculture velate del V&A ritratte da Simon Roberts

Alla Other Size Gallery di Milano gli scatti del fotografo britannico durante il secondo lockdown nei sotterranei del Victoria & Albert Museum

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Il 5 maggio scorso l’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, dichiarava ufficialmente finita la pandemia Covid-19. Un’esperienza traumatica che ha rivoluzionato il mondo che conoscevamo e che ha inevitabilmente stimolato la creatività di tanti artisti. Al fotografo britannico Simon Roberts (1974) ha suggerito un progetto di grande suggestione realizzato, durante la seconda chiusura, nei sotterranei del Victoria & Albert Museum di Londra, dove erano conservate numerose sculture durante la ristrutturazione delle Gallerie in cui sono normalmente esposte.

Avvolte da pesanti teli di plastica, le figure di marmo appaiono, nelle sue fotografie, tutt’altro che incorruttibili, ma anzi fragili e vulnerabili, solitarie e malinconiche, grazie anche allo sguardo dell’artista, che ha saputo catturarne dettagli «parlanti»: volti sfigurati dalla sofferenza, persone piangenti, figure frammentate. Dal 27 novembre al 26 gennaio 2024, questo progetto è presentato da Other Size Gallery nello Spazio Workness in via Andrea Maffei 1, a Milano, con il titolo «Simon Roberts. Beneath the Pilgrim Moon», curato da Claudio Composti con MC2 Gallery. In mostra, in questo spazio ideato dall’imprenditore Sergio Filogranaper offrire ai collaboratori servizi di qualità per vivere al meglio la giornata lavorativa», spiega), sono esposte 12 immagini in cui le statue, fatte di nobile e sensuale marmo candido, ma sigillate nell’asettica pelle di plastica, diventano metafore dei mesi vissuti dall’intera umanità nell’angoscia per la malattia e nella deprivazione dell’isolamento, imbozzolata in una realtà che negava il rapporto con l’altro.
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Come scrive il curatore, «Roberts è noto per il suo lavoro che esplora la relazione tra le persone e il luogo dove vivono, interessato a documentare i rituali sociali e il senso di storia collettiva e identità culturale. Non a caso la sua è una fotografia che si può definire antropologica». Lui che dal 2007 percorre il territorio britannico per documentare i luoghi in cui le persone si riuniscono in collettività, ha dovuto «ripiegare» allora su un’esperienza più intima e solitaria, che ha declinato con grande sensibilità, avvalendosi anche degli effetti luminosi creati dai teli di plastica su cui la luce si posa e scorre. «Queste sculture, dichiara l’artista, parlano, almeno a me, della loro immutata materialità, eppure c’è una fragilità conferita loro dalle circostanze più umili e temporanee. Questo paradosso è così avvincente. È una pausa prima di una rivelazione. Forse anche una speranza per ciò che verrà».

Ada Masoero, 27 novembre 2023 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

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