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Archeologia

La tomba di Elena

Il sepolcro monumentale è aperto al pubblico, dopo una campagna di recupero, scavo e restauro iniziata nel 1993

Il Mausoleo di Sant'Elena. © Geosergio | Creative Commons 4.0

Roma. Tra il 315 e il 325 d.C. l’imperatore Costantino fece edificare a Roma uno dei primi edifici di culto cristiani: la basilica circiforme in onore dei santi Marcellino e Pietro. Accanto volle la costruzione del mausoleo dinastico in cui sarà sepolta la madre Elena, deposta nel sarcofago in porfido ora custodito nei Musei Vaticani.

Il sepolcro monumentale, dal mese scorso, è finalmente aperto al pubblico, dopo una campagna di recupero, scavo e restauro iniziata nel 1993. Restauro e riapertura sono stati promossi dalla Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di Roma, in convenzione con la Pontificia commissione di archeologia sacra, che ha affidato alla stessa Soprintendenza la gestione del complesso museale.

Il mausoleo è costituito da un basamento cilindrico, sovrastato da un alto tamburo coperto a cupola, comprensiva di due giri concentrici di anfore olearie iberiche, «pignatte», da cui il nome moderno di Tor Pignattara attribuito all’edificio e all’intera area urbana che lo ospita.

All’interno del monumento, nel 1632, venne costruita una piccola chiesa rurale, ingrandita nel 1764, ora adibita ad antiquarium. Tra i reperti in esposizione, rinvenuti nei pressi del sepolcro e nelle vicine catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, affreschi, iscrizioni, are e una magnifica testa in marmo pentelico, ritrovata nel 1976 nello scavo delle gallerie contigue al mausoleo imperiale, identificata come un possibile ritratto della stessa Elena.

Arianna Antoniutti, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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