La Quadriennale di Roma secondo Luca Beatrice

Nominato dal ministro Sangiuliano («e forse dalla presidente Meloni», dice), sarà il presidente per i prossimi quattro anni: «Non ho mai nascosto la mia vicinanza politica, ma non parliamo né di egemonia né di occupazione»

Luca Beatrice in una foto d’archivio
Alessandro Martini |  | Roma

Incaricato dal ministro Gennaro Sangiuliano, il curatore e critico d’arte contemporanea Luca Beatrice (Torino, 1961) è il nuovo presidente della Quadriennale di Roma per i prossimi quattro anni. Sostituisce Umberto Croppi (Roma, 1956), già assessore delle Politiche Culturali di Roma durante la giunta Alemanno, a sua volta nominato alla Quadriennale nel 2019 dall'allora ministro Alberto Bonisoli.

L’incarico, appena annunciato, attende la comunicazione ufficiale del Ministero. Beatrice, già curatore con Beatrice Buscaroli del Padiglione Italia nel 2009 alla 53ma Biennale d’arte di Venezia e presidente del Circolo dei lettori di Torino nel 2010-18, è docente in diverse istituzioni e università italiane (tra cui l’Accademia Albertina di Torino, Ied di Torino e Iulm di Milano).

Collaboratore di «Il Giornale dell’Arte», è firma di punta del quotidiano «Libero». Proprio la sua vicinanza alle posizioni del Centrodestra al Governo, seppur con la libertà di parola e di critica che gli sono proprie, ha fatto sì che il suo nome circolasse recentemente a proposito di diversi incarichi, a livello nazionale e nella sua Torino (tra cui ai Musei Reali, tuttora in attesa di bando per la scelta del successore di Enrica Pagella, in pensione).

Beatrice ha curato numerose esposizioni, in spazi pubblici e privati, tra cui l’antologica di Andy Warhol al Palazzo Ducale di Genova (2016) e la collettiva «Jackson Pollock e la Scuola di New York» a Milano e Roma (2018). Lo scorso settembre ha pubblicato il volume Le vite. Racconto provinciale dell’arte italiana (Marsilio) in cui racconta vicende, passioni e protagonisti più o meno riconosciuti dalla critica «ufficiale», incontrati e frequentati in quarant’anni di critica militante.

Come si immagina la «sua» Quadriennale?
È un po' prematuro dirlo, onestamente. Devo andare a Roma e devo capire che cosa si aspettano da me, anche perché la Quadriennale è un’istituzione che rappresenta lo Stato italiano. Mi immagino molte collaborazione e sinergie con diversi attori: penso al MaXXI con Alessandro Giuli, alla Biennale con Pietrangelo Buttafuoco, a Brera con Angelo Crespi e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma con Cristina Mazzantini. La Quadriennale deve assolutamente fare rete: sin dalla sua fondazione nel 1931, ha puntato a valorizzare l’arte italiana e l'ha fatto quasi sempre bene, ovviamente con edizioni più interessanti di altre. Di contro, la Biennale ha un po’ abbandonato questa sua funzione, diventando sempre più un evento internazionale a tutti gli effetti. Alla Quadriennale si deve chiedere, e con sempre maggior forza, la valorizzazione massima dell’arte contemporanea italiana. A me personalmente era piaciuta l’edizione curata nel 2020 da Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol.

Come è arrivata questa nomina?
Il ministro Sangiuliano e credo la presidente Meloni mi avevano individuato come un nome possibile. Immagino che abbiano valutato il mio curriculum e la mia storia, e hanno pensato che fossi la persona giusta. Penso che l’esperienza alla presidenza del Circolo dei Lettori di Torino abbia pesato: ho imparato a leggere i bilanci, a gestire un consiglio di amministrazione, ad avere rapporti con la politica e con l’amministrazione. Una palestra fondamentale, per imparare un metodo.

Non ha però partecipato ai diversi bandi per la direzione dei musei della sua città, Torino.
L’ho detto più volte: non intendo partecipare a bandi. Non credo sia giusto farlo alla mia età, e poi non mi piaceva per nulla l’idea di poter perdere... D’altra parte, com’è giusto che sia, i bandi favoriscono chi ha un’esperienza di direzione pregressa, e io non ho mai diretto un museo, ma ho presieduto un’istituzione e ho sempre fatto il curatore indipendente e libero.

È una critica alle recenti nomine nei musei autonomi statali, con diversi nuovi direttori privi di esperienza alla direzione?
Tra i nuovi direttori il Ministero ha selezionato figure interessanti, in modo creativo e non scontato, alternando seri professionisti a outsider. Credo che sia una scelta destinata a riservare diverse ottime sorprese.

Che cosa prova a essere stato tra i (pochi) nomi graditi al Centrodestra per quasi ogni incarico in ambito culturale?
Finalmente la mia nomina è andata a segno, mi viene da dire. Appartengo a quest’area politica, da tanti anni scrivo prima per «Il Giornale» poi su «Libero», non ne ho mai fatto mistero. Mi pare logico che un Governo voglia valorizzare le figure spero apicali del proprio settore. Ma non parliamo né di egemonia né di occupazione.

C’è un problema di nomi a cui l’attuale Governo possa attingere per le prossima nomine?
Non credo, e faccio l’esempio di Cristina Mazzantini e Costantino D’Orazio, appena nominati a Roma e alla Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia. Sono figure assolutamente laiche, professionisti mai schierati né da una parte né dall’altra. Un tesoro che l’Italia ha e a cui può e deve attingere. Faccio un altro esempio, quello di Sergio Castellitto appena nominato presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia. È forse un regista di destra? No, ma è stato giusto sceglierlo.

L’attuale direttore della Quadriennale, Gian Maria Tosatti, nominato dall’ex ministro Franceschini, sta concludendo il suo mandato. Come si procederà alla nomina del successore?
Non ne ho la minima idea. Ricordo però che quando feci la Quadriennale come curatore, nel 2004, l’allora presidente Gino Agnese scelse una serie di commissari. Mi pare una buona idea, forse replicabile. Oltre che una grande mostra ogni quattro anni, la Quadriennale deve realizzare una serie di attività con i musei e le istituzioni del territorio, ma anche gli istituti italiani di cultura all’estero. Deve ciò fare una rete. Ecco, mi pare una buona immagine per una visione davvero «plurale».

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