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Restauro

La Fontana del Belvedere con bollicine

Il complesso scultoreo di Capodimonte restituito ai visitatori dopo un restauro finanziato da Ferrarelle

La Fontana del Belvedere a Capodimonte

Napoli. Al termine del restauro finanziato con 150mila euro dall’azienda di acque minerali Ferrarelle spa e realizzato in nove mesi dall’impresa Centanni Restauri, è stata restituita ai visitatori del Real Bosco di Capodimonte la Fontana del Belvedere con delfini e divinità fluviali che reggono una conchiglia con pigna centrale da cui fuoriescono gli zampilli. Lo sporco, le massicce incrostazioni di calcare e i muschi hanno lasciato il posto al bianco splendente del complesso scultoreo che poggia su una base in pietra lavica vesuviana.

Oltre alla rimozione di calcare, alghe, funghi, muschi e piante superiori infestanti, si è provveduto a pulitura, consolidamento e fissaggio delle pietre nonché alla reintegrazione delle lacune attraverso il confronto con fotografie e documenti storici. Il restauro è terminato con la protezione finale del monumento marmoreo mediante l’applicazione di un prodotto con speciali caratteristiche di idro-oleorepellenza capace di garantire un’adeguata protezione senza pregiudicare la naturale traspirazione della pietra.

L’intervento ha comportato inoltre l’impermeabilizzazione della vasca, la realizzazione di un nuovo impianto di illuminazione e il ripristino degli impianti idrici e quindi dei giochi d’acqua originali. Per l’occasione sono stati anche ripavimentati i viali del Belvedere, circa 1.500 metri quadrati in battuto di tufo. La sistemazione della fontana sul lato orientale della Reggia, dove si apre il Belvedere sulla città, risale al 1885. Re Umberto I aveva promosso la sistemazione dell’area del Belvedere per cui Annibale Sacco, direttore della Real Casa Savoia, affidò al marmoraro Antonio Belliazzi i lavori di smontaggio, pulitura e ricollocazione del gruppo scultoreo originariamente ubicato nella Reale Frutteria del Giardino Torre nel Real Bosco di Capodimonte, che venne dotato di un’ampia vasca recuperata dalla vicina fonte della Vaccheria.

Il restauro appena concluso ha fornito informazioni preziose a supporto dell’attribuzione e datazione delle sculture che fino a questo momento erano genericamente riferite ad autore ignoto e collocate tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Grazie al ritrovamento di un documento di archivio ad opera della studiosa napoletana Rossella Napoli si è desunto che il gruppo scultoreo è stato realizzato prima del 1760, mentre l’analisi stilistica dello studioso francese Benjamin Burguete ha riferito la paternità dell’opera al fiammingo Giuseppe Canart (1713-91), attivo presso la corte borbonica.

Olga Scotto di Vettimo, da Il Giornale dell'Arte numero 398, giugno 2019


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