La direttrice della Fondazione Alinari

Claudia Baroncini: «Vogliamo diventare un riferimento nazionale per la storia della fotografia»

Stefano Miliani |  | Firenze

Quando la società Fratelli Alinari di Claudio De Polo ha cessato di avere i diritti sulle immagini dell’archivio, il 15 dicembre scorso, la Fondazione Alinari per la Fotografia (Faf) costituita dalla Regione Toscana aveva già avviato i motori e le selezioni pubbliche per dipendenti e direttore. Come direttore il consiglio d’amministrazione, su una rosa di tre finalisti, ha nominato in febbraio Claudia Baroncini. 53enne, da anni funzionario del patrimonio culturale dell’amministrazione toscana, in precedenza ha curato a lungo i servizi educativi e al pubblico dei Musei Civici come il San Domenico e il Giuseppe Scarabelli nella sua città, Imola.

Sui programmi, che condivide con Giorgio Van Straten, presidente della Fondazione dal settembre 2020, ci racconta che «È importante valorizzare online il più possibile l’archivio storico, adesso conservato in un deposito a Calenzano, fino a quando non potremo trasferirlo nella sede di Villa Fabbricotti (a Firenze, proprietà della Regione Toscana, Ndr), speriamo entro il prossimo anno. Ora incrementiamo il sito web per renderlo narrativo e partiamo con il digitale. Vogliamo diventare un riferimento nazionale per la storia della fotografia e finché non avremo uno spazio nostro punteremo su collaborazioni a Firenze e in altri luoghi d’Italia».

Van Straten ha ventilato la possibilità di uno spazio espositivo nel complesso di Santa Maria Novella in ristrutturazione, dove nascerà il Museo della lingua.

È un’ipotesi, quella o altrove, dovremo verificare con la Regione e il Comune.

Con De Polo la Fratelli Alinari aveva una fitta rete di accordi commerciali all’estero. Che cosa ha intenzione di fare ora la Faf?

Ha già rinegoziato oltre 50 contratti sui diritti sulle immagini e su archivi terzi, molti esteri, per esempio con la British Library. Desideriamo anche creare rapporti nuovi e una rete con altre istituzioni, per formare una comunità scientifica sul patrimonio fotografico che ha bisogno di tante competenze. Chiarendo che si può chiamarla direttore o direttrice, Claudia Baroncini dice di essersi candidata «perché amo lavorare con oggetti e opere d’arte e iniziare progetti nuovi» e si descrive «orgogliosa di essere una donna in un ruolo importante». 

Già, ma in Italia le donne non sono ancora sottostimate?
Sì, siamo in minoranza e la strada è lunga, ma qualcosa sta cambiando. Intanto qua tramite concorso sono state assunte cinque donne.

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