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Una veduta della città persiana di Persepoli

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Una veduta della città persiana di Persepoli

Alessandro Magno incendiò Persepoli? Un nuovo studio lo confermerebbe

Lo riferisce un articolo di prossima pubblicazione sulla rivista accademica «Archeometry» dell’Università di Oxford, frutto di un lavoro di squadra: dopo aver esaminato alcuni campioni e confrontato i risultati con le banche dati, si è arrivati a supporre che l’evento ha avuto luogo tra i 4.200 e i 2.200 anni fa

Stefano Miliani

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La storia tramanda che nel 330 a.C. Alessandro Magno incendiò la città persiana di Persepoli, andò via, poi potrebbe averci ripensato e ordinato di spegnere il fuoco. Ne scrisse Sir Mortimer Wheeler nel libro del 1968 L’incendio di Persepoli. L’avventura di Alessandro in Asia. Analisi scientifiche confermerebbero che l’incendio c’è stato e che, almeno sulle colonne di un palazzo, è stata gettata acqua. Lo riferisce un articolo di prossima pubblicazione sulla rivista accademica «Archeometry» dell’Università di Oxford («“Flames over Persepoli”: New Scientific Evidence Supporting Historical Perspectives»), frutto di un lavoro di squadra: prime firmatarie la ricercatrice in Chimica per l’ambiente e i beni culturali Maria Letizia Amadori dell’Università Carlo Bo di Urbino e Ileana de Giuseppe, archeologa a Bologna con una tesi su Persepoli e ora alla Uci School of Humanities di Irvine in California; tra gli altri autori è stato decisivo il contributo di Fulvio Fantino, del laboratorio Turin Thermoluminescence Analysis di Cuneo. 

Le ricerche tra le rovine della città nell’Iran centro-meridionale iniziarono nel 2018 grazie a una collaborazione tra gli atenei di Urbino, Bologna, Shiraz e l’Ismeo, Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente. Amadori spiega: «Nella Sala delle Cento colonne mi colpì un rocchio di colonna: sulla superficie vi era uno strato bianco irregolare che si assottigliava fino a diventare inesistente. Analizzandolo è stato possibile identificare la presenza di una microstruttura peculiare e di un minerale, l’ossido di calcio, entrambi legati a un’esposizione delle superfici a temperature molto elevate. Forse potevano fornire informazioni sull’incendio». Dopo aver esaminato alcuni campioni e confrontato i risultati con le banche dati, Fantino ha datato l’evento termico tra i 4.200 e i 2.200 anni fa. «Archeometry» ha accettato l’articolo previa verifica sulla datazione. E l’acqua? «L’analisi al microscopio elettronico ha evidenziato, in quello strato bianco, la presenza di diatomee mineralizzate, microorganismi unicellulari tipici degli ambienti acquatici, verosimilmente provenienti dall’acqua impiegata per lo spegnimento dell’incendio», risponde Amadori. Altri laboratori coinvolti (Università di Torino e di Yamagata) hanno escluso che le diatomee fossero dei fossili confermando così l’utilizzo dell’acqua da canali o da bacini di Persepoli. 

Stefano Miliani, 17 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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