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Alessandro Martini
Leggi i suoi articoliDopo la conclusione della selezione internazionale per i 20 musei prevista dalla riforma Franceschini, è ora la volta di 400 musei statali: da Castel Sant’Angelo di Roma, quarto museo in Italia con un milione di visitatori nel 2014, al Museo Archeologico Nazionale di Parma, dal Museo Paleocristiano di Aquileia fino a piccoli musei.
Di questi, 22 sono di «prima fascia», come il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, e godranno di una maggiore autonomia, con una contabilità speciale e un potere di spesa e di firma del direttore.
Per tutti gli altri, il riferimento diretto è il direttore del Polo regionale, al quale la riforma Franceschini ha assegnato il compito di costruire una rete museale aperta anche con le altre istituzioni (dagli enti locali fino ai privati e alla Chiesa), oltre che nuovi poteri in merito ai servizi aggiuntivi.
Per queste quasi 400 istituzioni, nessuna selezione internazionale, nessuna commissione: si procederà con una ridistribuzione di incarichi interna ai Poli Regionali sulla base di «interpelli» (l’avviso per le candidature) da poco chiusi. Le nomine arriveranno via via nelle prossime settimane.
Ai nuovi direttori si affiancherà una più complessiva riforma di organigrammi, strumenti e obiettivi dei singoli musei: gestione divisa in aree funzionali, dal curatore e conservatore per le collezioni e la ricerca, fino ai responsabili di marketing e fundraising, dell’amministrazione, dei prestiti, della sicurezza e degli allestimenti. I nuovi musei saranno obbligati a dotarsi di uno statuto e di una contabilità certa e trasparente.
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