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Mostre

Jawlensky e Werefkin al Museo Comunale

Ad Ascona la coppia di artisti per la prima volta a confronto con oltre cento opere

«Paesaggio a Murnau» di Alexej Jawlensky, 1909. Cortesia: Städtische Galerie im Lenbachhaus und Kunstbau, Monaco

Con oltre cento opere al Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona fino al 10 gennaio, la mostra «Alexej Jawlensky e Marianne Werefkin. Compagni di vita» mette a confronto per la prima volta la produzione dei due artisti e ripercorre il complesso rapporto sentimentale che li ha legati dal 1892 al 1921. Marianne von Werefkin (1860-1938) si forma nell’ambito della pittura realista russa; nel 1892 conosce Alexej Jawlensky (1864-1941) e con lui si trasferisce a Monaco di Baviera.

Nel 1907 dipinge le sue prime opere espressioniste sotto l’influenza di Edvard Munch. Con lo scoppio della prima guerra mondiale si trasferisce ad Ascona, dove nel 1922 è nel gruppo di artisti che dà vita al primo nucleo della Collezione comunale. Insieme ad Alexej Jawlensky, la pittrice russa fu una figura fondamentale della scena artistica internazionale tra Otto e Novecento. Nel 1909 aderì con Jawlensky alla Nuova Associazione degli Artisti di Monaco a cui è legata la nascita del Blaue Reiter. Franz Marc la definì «l’anima di tutta l’impresa».

In mostra emerge inoltre la sensibilità sociale della Werefkin, che per il mancato riconoscimento delle artiste donne rinunciò a fare arte per dieci anni. La sua ricerca è indirizzata a una pittura sintetico emozionale, mai astratta. Era convinta della missione pedagogica e messianica dell’arte nei confronti della società. Assorbì questo sentire in Russia, dalla tradizione degli artisti ambulanti e dagli studi presso Ilja Repin (dove conobbe Jawlensky). Durante i soggiorni a Murnau con Jawlensky e la coppia Gabriele Münter e Vasilij Kandinskij elaborò invece l'esperienza francese neoimpressionista e simbolista.

L’emozione staccata dalla mimesi della realtà è un aspetto la Werefkin teorizzò nel suo diario «Lettres à un Inconnu» (in mostra), un importante testo di teoria estetica. I documenti esposti, molti inediti, ripercorrono anche la complessa relazione sentimentale con Jawlensky, la cui ricerca prese una strada diversa e sfociò nell’astrazione lirica e mistica. Il museo svizzero è la terza e ultima tappa della mostra già ospitata nella Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco e nel Museum Wiesbaden.

La tappa svizzera è curata da Mara Folini Ceccarelli, direttrice dei Musei Comunali d’Arte di Ascona. L’esaustiva selezione di opere, che include anche alcuni dei numerosi e febbrili schizzi della Werefkin, abbraccia gli esordi dei due compagni e pittori a San Pietroburgo, gli anni a Monaco di Baviera (1896-1914), la presenza in Svizzera, la tarda produzione sempre più radicale di Jawlensky a Wiesbaden, fino agli anni Trenta.

Chiude il percorso una sezione con opere di Andreas Jawlensky, il figlio di Alexej. La mostra è stata realizzata con l’apporto dell’Archivio Jawlensky di Muralto e della Fondazione Marianne Werefkin di Ascona.

Mariella Rossi, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA

  • «Atmosfera tragica» di Marianne Werefkin, 1910. Cortesia del Fondo Marianne Werefkin e Museo Comunale d’Arte Moderna, Ascona
  • «Il danzatore Aleksandr Sakharov» di Marianne Werefkin, 1909 (particolare). Cortesia della Fondazione Marianne Werefkin e Museo Comunale d’Arte Moderna, Ascona

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