Istituti con Statuto

Ma sei dei venti «supermusei» statali con autonomia speciale non l’hanno ancora approvato

Il cortile del Palazzo Ducale di Urbino
Stefano Miliani |

Le Gallerie (al plurale) degli Uffizi che ci tengono a essere aperte a «culture diverse», la Galleria Borghese a Roma, la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino: tre musei statali con autonomia speciale in autunno hanno visto riconosciuti dal Mibact i loro nuovi Statuti. Con un principio significativo che tutti registrano nei «preamboli»: sono istituzioni senza fini di lucro.

Vagliati dai rispettivi Comitati scientifici, approvati dai Consigli di amministrazione, redatti con un occhio al codice etico dell’International Council of Museums-Icom e uno al Codice dei Beni culturali, questi atti rappresentano un «requisito minimo» per un museo autonomo.

A dir la verità un decreto ministeriale del 23 dicembre 2014 impone che gli Statuti vadano approvati «entro sei mesi dal conferimento dell’incarico al direttore del museo». A metà dicembre 2017 il Ministero ha certificato i testi di 14 musei per cui
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