Il volto che piace a Sgarbi

Tra il 21 e il 23 settembre Wannenes riapre con tre appuntamenti: dipinti antichi, arredi e ceramiche

«Ritratto d’uomo» di Luciano Borzone (particolare). © Wannenes
Arianna Antoniutti |  | Genova

Nel mese di settembre, Wannenes ha in serbo tre appuntamenti in grado di soddisfare i raffinati gusti del collezionista di pittura e del più eclettico connoisseur. Difatti, le vendite all’incanto del 21 settembre, «Dipinti antichi», e «Arredi, ceramiche, sculture e oggetti d’arte» del 22 e 23 settembre, tutte nella sede di Genova, vedranno una selezione quanto mai eterogenea: tele, argenti, mobilia, porcellane e maioliche.

Fra i tanti temi del primo appuntamento, un fil rouge è quello del ritratto, con esempi come il «Giovane uomo con libro» di Boccaccio Boccaccino, stimato 8-12mila euro, olio su tela in cui il pittore ferrarese mostra gli esiti del soggiorno romano del 1514. Il «Ritratto d’uomo» (4-7mila) di Luciano Borzone (1590-1645), definito da Sgarbi «denso di verità e di vita», è invece da porre a confronto con la ritrattistica di Guercino e, per la modernità della posa, alla pittura di Velázquez.

Medesima sensibilità naturalistica e psicologica permea il «Ritratto di frate domenicano» di Leandro Bassano, terzo dei figli di Jacopo. L’olio su tela, stimato 7-12mila, è databile al 1590-95. È una tela a soggetto mitologico, ma ha tutta la potenza di un ritratto, il «Giove», opera di alta qualità pittorica di artista presumibilmente francese. Proposto a 10-15mila euro, il dipinto è contraddistinto da un caravaggismo mediato da sensibilità classicista, di matrice bolognese.

Anche la natura morta è ben rappresentata, con opere come «Natura morta con lepre» di Carlo Magini, magnifico brano di pittura settecentesco (18-25mila), e «Natura morta con bacile d’argento e fiori, ciliegie, susine e melograno» (3.500-5.500) di Abraham Brueghel. Figlio di Jan il Giovane, il pittore è erede della grande tradizione artistica della dinastia di pittori olandesi. Contraddistinto dall’opulenta esuberanza barocca, l’olio su tela è datato alla fine del XVII secolo, collocandosi dunque al momento del soggiorno napoletano dell’artista.

Altrettanto ricca è la proposta dei lotti fissati per il 22 e 23 settembre. Fra gli argenti, arredi e porcellane da una collezione italiana, figurano ad esempio la grande specchiera in legno intagliato e dorato, Genova, seconda metà del XVIII secolo (4-6mila), e la coppia di flambeaux francesi in bronzo dorato del XVIII-XIX secolo (10-15mila), contraddistinti dalle eleganti vestali neoclassiche poggianti su una base a tronco di colonna in marmo. Dalla medesima collezione anche il centrotavola in argento dorato (10-15mila), a base cilindrica con decorazioni a fiocco, su cui poggiano due figure femminili che reggono una coppa traforata. Datato 1801, è una creazione londinese dall’orafo William Pitts. La stima è invece di 30-40mila per il grande lampadario del XIX secolo in bronzo dorato e cristallo a dodici luci su bracci in forma di cornucopia.

Decisamente più indietro nel tempo si colloca il cofanetto in legno e pastiglia dorata (4-6mila), di ambito veneto-ferrarese, datato tra la fine del XV e la metà circa del XVI secolo. Istoriato su tutti i lati, presenta un repertorio iconografico tratto da racconti dell’«Antico Testamento» incentrati sulla figura di Giuditta.

Fra le ceramiche, porcellane e maioliche che saranno esitate il 23 settembre, si segnala un piccolo nucleo del servizio «Farnesiano» (1784-88). Destinato all’uso della Corte di Napoli, il nome deriva dal bordo elegantemente decorato con il motivo a cammei, ispirato agli esemplari delle collezioni farnesiane.

Da una collezione privata italiana, ancora, proviene la serie di piatti a decoro Kakiemon, manifattura di Meissen, della prima metà del Settecento (stima da 300 a 1.200). Infine, sarà presentata la prima parte della collezione di tazzine in porcellana, raccolte negli anni del secondo dopoguerra, da Giorgio Gianoli, personalità di rilievo del mondo della stampa editoriale. La seconda parte della collezione, relativa alle produzioni italiane e tedesche, sarà presentata, sempre da Wannenes a Genova, in novembre. Questa prima selezione, incentrata sulle produzioni parigine e di Sèvres, propone oggetti come la tazza con piattino, decorata a motivi pompeiani, manifattura di Sèvres, 1793-1800 ca (200-500).

© Riproduzione riservata Cofanetto in legno e pastiglia dorata di ambito veneto-ferrarese e datato tra la fine del XV e la metà circa del XVI secolo (stima 4-6mila euro). © Wannenes «Natura morta con bacile d’argento e fiori, ciliegie, susine e melograno» di Abraham Brueghel (particolare). © Wannenes «Giove» di pittore attivo a Roma nel XVII secolo (particolare). © Wannenes
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