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Particolare delle vestigia del Teatro romano di Teramo. © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo

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Particolare delle vestigia del Teatro romano di Teramo. © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo

Il teatro nascosto e la domus privata

Nella Teramo romana due progetti di recupero per complessivi 2,5 milioni di euro

Stefano Miliani

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C’è una Teramo romana che merita di essere vista e conosciuta e due progetti finanziati, per il Teatro e per la Domus, possono cambiare lo stato delle cose.

Per il teatro il Ministero per i Beni e le Attività culturali e la Fondazione Tercas hanno stanziato un milione e mezzo di euro a testa per risolvere un problema che si trascina da anni a causa di contenziosi e contestazioni: l’intervento prevede di smontare (non abbattere) due palazzi privati ritenuti pericolanti, inagibili per danni da terremoto, vuoti, iniziati in epoca medievale e finiti nel ’900, costruiti su parte del teatro il quale è solo parzialmente alla luce e senza un suo vero volto.

Il progetto, vinto anni fa da uno studio privato e approvato, passerà dagli uffici del Comune. L’architetto Roberto Orsatti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo specifica che, oltre a valorizzare la cavea, il lavoro dovrà prevedere una copertura adeguata al luogo anche per proteggere la delicatezza delle pietre. «Entro ottobre esce il progetto definitivo da noi autorizzato», assicura la soprintendente Rosaria Mencarelli.

Per la Domus con i suoi bei pavimenti del II secolo a.C. la Soprintendenza ha un progetto da un milione di euro, già finanziato dal Mibac: contempla di sostituire l’attuale copertura in acciaio con una più leggera, di togliere la recinzione attuale, di allestire balaustre leggere e passerelle per rendere il sito visitabile mentre oggi mancano custodi.

Anche qui, avverte l’archeologo Vincenzo Torrieri, ogni passaggio va concordato con il Comune perché sono lavori che investono l’urbanistica. La Domus, ricorda Mencarelli, appartiene a privati: «La rendono disponibile alla collettività grazie a un accordo con le istituzioni e con la Tercas che sostiene la parte economica; noi mettiamo la vigilanza e il “know how”, il Comune controllerà le opere di urbanizzazione, i sottoservizi e inserirà i mosaici nei percorsi di visita che darà in gestione a terzi per aprire il sito con una regolarità ora inesistente. Entro il 2020 potrà partire il progetto di restauro».
 

Particolare delle vestigia del Teatro romano di Teramo. © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo

Stefano Miliani, 28 ottobre 2019 | © Riproduzione riservata

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Il teatro nascosto e la domus privata | Stefano Miliani

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