Il Robert Indiana Estate al centro di dispute legali

Battaglia tra l'esecutore testamentario dell'artista e la Morgan Art Foundation, che ha prodotto e commercializzato il suo lavoro

Wallace Ludel |  | Vinalhaven

Le battaglie legali che circondano archivio e patrimonio di Robert Indiana sono iniziate il giorno prima della morte dell'artista nel maggio 2018 e da allora si sono protratte per quasi tre anni. Sebbene vi siano state molteplici accuse incrociate di illeciti, comprese gravi affermazioni circa lo sfruttamento, la contraffazione e il furto da parte del garante dell’archivio, il cuore della battaglia legale riguarda il futuro dei beni rimanenti dell'artista, che sono valutati in circa 90 milioni, e la sua eredità.

La lotta principale è tra il rappresentante personale dell’archivio ed esecutore testamentario, James W. Brannan, e la Morgan Art Foundation di New York, che ha fabbricato e commercializzato il lavoro di Indiana per decenni. La Star of Hope Foundation del defunto artista, unica beneficiaria nel testamento dell’artista, sta nel frattempo cercando di istituire un museo nella sua ex casa a Vinalhaven, nel Maine.

Sebbene la battaglia per l'eredità sia potenzialmente prossima a un accordo, è sorto un nuovo problema: l'ufficio del procuratore generale del Maine afferma che l’archivio dell’artista, che ha accumulato 8,4 milioni di dollari in spese legali e conteggi, ha subito un sovraccarico di costi legali per 3,7 milioni di dollari.

Stando a quanto scrive il quotidiano «The New York Times», l'ufficio del procuratore generale ha depositato documenti presso il tribunale della contea di Knox chiedendo che Brannan restituisca quella somma alla proprietà. Brannan difende il costo elevato, affermando che le commissioni hanno raggiunto quel livello a causa della complessità del contenzioso. Ma l'ufficio del procuratore generale ha dichiarato nel suo deposito di aver «fornito l'analisi dettagliata circa l’eccezionale entità delle parcelle degli avvocati».

L'ufficio del procuratore generale ha anche sollevato la questione degli onorari che Brannan stesso si stava guadagnando come esecutore testamentario ed ha sollevato allarmi sulla misura in cui le crescenti fatture legali hanno influenzato la capacità della fondazione di adempiere alla sua missione di creare un museo.

Secondo il Times, la fondazione ha dichiarato lo scorso novembre che Brannan aveva fatturato personalmente quasi 1,5 milioni di dollari. «È una focalizzazione miope sul costo senza il riconoscimento dell'enorme vantaggio che l’archivio sta per ottenere», ha ribattuto l'avvocato di Brannan, Sigmund D. Schutz, in un'intervista allo stesso giornale, sostenendo che la costosa lotta legale era giustificata perché poteva in ultima analisi, aumentare il valore di tutto il lavoro dell’artista. Ha anche affermato che gli onorari personali di Brannan non erano esclusivamente per lui, ma per tutto il suo ufficio.

L'archivio ha comunque fatto ricorso alla vendita di opere d'arte per pagare le spese.

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