Il Prado declassa il Salvator Mundi

Nel catalogo della mostra su Leonardo lo inserisce l'opera da 450 milioni di dollari tra le opere «attribuite o supervisionate»

«Il Salvator Mundi» venduto per 45 milioni di dollari da Christie’s nel 2017 al principe saudita Badr bin Abdullah. Nel catalogo della mostra «Monna Lisa» in corso al Prado è inserito tra le «opere attribuite, di bottega o supervisionate da Leonardo». L’autrice della scheda di catalogo, Ana Gonzáles Mozo, lo identifica come la versione Cook di un prototipo perduto
Martin Bailey |  | Madrid

È stato acquistato il 15 novembre 2017 dal principe saudita Badr bin Abdullah, apparentemente per il Louvre Abu Dhabi. Il declassamento arriva nel catalogo della mostra «Monna Lisa. Nuovi approcci alla pratica del laboratorio vinciano» (fino al 23 gennaio), una mostra monografica incentrata nell’esame delle copie e delle versioni realizzate nella bottega di Leonardo durante la vita del maestro e da lui autorizzate in corso al Prado di Madrid fino al 23 gennaio

Nonostante altri singoli studiosi avessero messo in dubbio lo status del Salvator Mundi che è salito all’onore delle cronache per essere uno dei dipinti più controversi al mondo, la decisione del Prado rappresenta presa di posizione più critica di un museo di questa importanza dai tempi della colossale vendita.

Il «verdetto» è vergato nell’indice del catalogo della mostra, che presenta un elenco di dipinti «leonardeschi» e uno di «opere attribuite, di bottega o supervisionate da Leonardo». Il Salvator Mundi figura in questa seconda categoria, dove è indicato come la «versione di Cook» (fu infatti acquistato nel 1900 dal londinese Francis Cook). La curatrice del Prado Ana Gonzáles Mozo commenta nel suo saggio in catalogo che «alcuni specialisti ritengono che ci fosse un prototipo ora perduto [del Salvator Mundi di Leonardo], mentre altri pensano che la tanto dibattuta versione di Cook sia l’originale». Tuttavia, suggerisce «non esiste un dipinto prototipo» di Leonardo.

Mozo propone che un’altra copia del Salvator Mundi, la cosiddetta versione Ganay (1505-15), sia la più vicina all’originale perduto di Leonardo. Acquistato dal marchese de Ganay nel 1939, è stato venduto da Sotheby's nel 1999 ed è ora in una collezione privata anonima. Mozo sostiene che l’abile artista della bottega che dipinse il Salvator Mundi Ganay fu anche l’autore della prima copia del Prado della Gioconda (1507-16). Sebbene il catalogo includa un'’immagine a tutta pagina del Salvator Mundi Ganay, la versione Cook non è nemmeno illustrata.

Il saggio di apertura del catalogo della mostra del Prado è a firma di Vincent Delieuvin, curatore dell'importante retrospettiva su Leonardo tenutasi nel 2019 al Louvre. Delieuvin discute e riporta varie opinioni sul Salvator Mundi del Golfo senza dare molto spazio alle proprie opinioni in merito, anche se fa riferimento a «dettagli di qualità sorprendentemente scadente».

Mozo si sarà presumibilmente consultato con Delieuvin, che ha collaborato fattivamente alla mostra in corso al Prado. Il mese scorso Delieuvin ha tenuto poi un seminario online per il Courtauld Institute di Londra sulle sfide affrontate per la realizzazione della grande retrospettiva parigina del 2019. Gli è stato chiesto perché il Salvator Mundi del Golfo non fosse esposto nella mostra al Louvre insieme alla versione Ganay. Delieuvin ha spiegato che la versione del Golfo era stata richiesta ma dopo «una lunga discussione» il prestito era stato negato.

Delieuvin ha parlato senza entusiasmo del Salvator Mundi incriminato, affermando comunque che «un dipinto interessante, non è la composizione più personale di Leonardo». Il curatore del Louvre ha aggiunto che «sarebbe stato bello averlo [il dipinto del Golfo] vicino alla bella versione di Ganay, che è una versione da bottega di alto livello». La versione di Ganay è esposta nella mostra del Prado, mentre a proposito della versione Cook Delieuvin scrive in catalogo: «C’è da augurarsi che una futura esposizione permanente dell’opera permetta di riesaminarla con maggiore obiettività».

© Riproduzione riservata La versione Ganay del «Salvator Mundi» esposta alla mostra del Prado è definita da Ana Gonzáles Mozo come la versione più vicina al prototipo di Leonardo perduto © Tangopaso
Altri articoli di Martin Bailey