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Il permesso edilizio per la Sagrada Familia

Dopo 133 anni, il municipio di Barcellona ha chiesto il pagamento di 4,5 milioni

La Sagrada Familia

Barcellona (Spagna). Il Governo municipale di Ada Colau (rieletta sindaco dopo le elezioni municipali di fine maggio) ha aspettato la campagna elettorale per annunciare di aver chiesto alla Sagrada Familia il pagamento di 4,5 milioni di euro per il permesso di costruire, che non aveva mai presentato prima.

Si tratta della licenza più cara mai riscossa a Barcellona e «la più importante, perché segna la fine dei privilegi della Chiesa cattolica abituata a costruire senza permessi», ha commentato un portavoce del Comune. Fino ad oggi la licenza più costosa (1,9 milioni) era stata pagata dall’ospedale San Pau, per la ristrutturazione dei fabbricati modernisti e la costruzione dei nuovi edifici.

In un primo momento la somma doveva essere ancora più elevata (intorno ai 12 milioni), ma è stata ridotta «perché si tratta di un immobile di speciale interesse dedito ad attività senza fini di lucro». Inoltre, grazie a un accordo tra il Patronato del tempio e il Comune, la Sagrada Familia verserà 36 milioni di euro in dieci anni per contribuire alle spese che la sua costruzione ha causato alla città, soldi che saranno destinati a migliorare i servizi del quartiere.

Oltre a dichiarare che pagherà quello che deve, il Patronato ha ricordato che i lavori termineranno nel 2026 e che l’ultima fase prevede la costruzione di una piazza di fronte all’ingresso principale della calle Mallorca, demolendo 88 edifici e sfrattando circa 3mila residenti. Le associazioni di quartiere hanno già manifestato in numerose occasioni la loro opposizione.

Il cantiere della Sagrada Familia iniziò nel 1882. Gaudí assunse la direzione dei lavori nel 1883 e nel 1885 richiese personalmente il permesso edilizio al Comune di Sant Martí de Provençals da cui dipendeva il terreno, ma non ricevette risposta. Ma già nel 1891 diversi documenti del Consiglio Comunale indicano l’esistenza della chiesa nell’isolato in cui tuttora stra crescendo.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 398, giugno 2019


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