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Il passato di Ischia in scatola

Laura Giuliani

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Denti umani, pezzi di mandibola, brocche, coppe, unguentari, fibule, armille, lucerne. Reperti minuziosamente ordinati in scatole di cartone di varie dimensioni, a loro volta racchiuse in cassette di legno (40x45 cm) rimaste celate nei depositi per vent’anni. Frammenti di vita passata avvolti in vecchi fogli di giornali italiani, inglesi e tedeschi degli anni Sessanta e Settanta o custoditi in scatolette di fiammiferi e sigarette. Così l’archeologo tedesco Giorgio Buchner era solito conservare e schedare i materiali di scavo del sito di Pithecusa, primo insediamento stanziale dei Greci in Occidente.

Reperti che narrano la storia delle antiche genti di Ischia ma che nel volume (in italiano e francese) corredato delle straordinarie fotografie in bianco e nero di Luigi Spina, assurgono a testimonianza del nostro passato rendendolo di nuovo vivibile e attraversabile. «Le immagini ad alta definizione ottica implicano necessariamente un’alta partecipazione dello sguardo, e della mente, dello spettatore», scrive Giovanni Fiorentino, uno degli autori del libro insieme con Luigi Spina, Costanza Gialanella e Davide Vargas (suoi i brevi componimenti nella sezione «O altrove» ricchi di ricordi e rimandi tra passato e futuro).

«Il tempo dell’archeologo, il tempo delle cose, vengono riassemblati dal tempo nuovo del fotografo che restituisce al presente». Da un lato l’archeologo di professione (Buchner), dall’altro l’archeologo dello sguardo (Spina). Il libro, che è davvero speciale, rende omaggio allo studioso tedesco a cento anni dalla sua nascita.

Nato nel 1914 a Monaco di Baviera da padre tedesco e madre veneta, Buchner approda con la sua famiglia sull’isola di Ischia per sfuggire al regime nazista. Qui inizia a coltivare la sua passione per l’archeologia, desideroso di conoscere la storia dell’isola di cui allora si sapeva poco. Dopo la laurea in Paletnologia a Roma, nel 1947 entra come salariato temporaneo alla Soprintendenza alle Antichità, allora sotto la guida di Amedeo Maiuri. Vi rimarrà fino al 1979 con la nomina di soprintendente aggiunto, per poi divenire conservatore onorario dell’isola di Ischia.

Costanza Gialanella, funzionario della Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli, che ha condiviso con lui l’avventura dello scavo della necropoli di Pithecusa (da cui provengono la famosa Coppa di Nestore e il Cratere del naufragio) e quella del progetto scientifico del Museo archeologico di Villa Arbusto a Lacco Ameno (17 aprile 1999), rievoca nel libro alcuni aspetti dello studioso tedesco scomparso il 5 febbraio 2005: timido e rigoroso, mite e schivo, «meticoloso scavatore» nonché profondo conoscitore non solo di archeologia, ma anche di filologia, geologia e naturalistica.

The Buchner Boxes
di Luigi Spina
88 pp., ill. b/n
5 Continents, Milano 2014
€ 30,00

Laura Giuliani, 08 gennaio 2015 | © Riproduzione riservata

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