Il Parco di Yosemite in California

Un osservatore privilegiato, Francesco Bandarin, scruta il Patrimonio Mondiale

Francesco Bandarin |  | California

Il Parco Nazionale di Yosemite, nella California centrale, è uno dei più famosi nel sistema dei parchi nazionali americani e tra le destinazioni turistiche più popolari degli Stati Uniti (oltre 4 milioni di visitatori all’anno). La sua importanza, però, va molto al di là dell’apprezzamento che riceve oggi. È infatti qui che è nata l’idea della conservazione della natura nel suo stato originale ed è da qui che si è diffusa, in tutto il mondo, l’idea che uno Stato moderno debba avere, tra i suoi compiti, quello della tutela dell’ambiente naturale.

Il Parco nazionale attuale ha una superfice di circa 3mila chilometri quadrati ed è caratterizzato da grandi blocchi granitici, erosi nel corso di milioni di anni da ghiacciai che hanno creato spettacolari formazioni geologiche, strette vallate, laghi, montagne e pianori dove si sono sviluppate specie vegetali uniche di questi habitat, formando uno degli spettacoli naturali più affascinanti del mondo. Per oltre 3mila anni, la valle di Yosemite era stata abitata da tribù di nativi americani insediati nella zona della Sierra Nevada californiana, in particolare dagli Ahwahnechee, apparentati alla grande tribù nomade dei Paiute del Nord.

Questo equilibrio si spezzò, verso la metà del XIX secolo, con l’arrivo delle popolazioni europee e americane attirate verso la costa occidentale degli Stati Uniti dalla grande corsa all’oro. L’inevitabile conflitto tra i nativi americani e i nuovi invasori si concluse drammaticamente per i primi, che vennero gradualmente sterminati e ridotti a ruoli di servizio, prima per le ricerche minerarie e poi, con la fine di queste, per l’attività che da allora ha dominato in questa zona: il turismo. A partire dal 1855 vennero infatti realizzati i primi accampamenti per visitatori con le relative infrastrutture, e nel giro si poco più di trent’anni Yosemite divenne una delle principali destinazioni turistiche degli abitanti della costa occidentale.

A partire dal 1884 il Governo concesse molti permessi di sviluppo alberghiero, con impatti crescenti sull’ambiente naturale e sull’habitat delle specie esistenti, come l’orso bruno e il condor californiano, che oggi si sono estinte. Gli sforzi per proteggere Yosemite erano già stati avviati alla metà del secolo da pionieri della conservazione come Galen Clark (1814-1910), che riuscì a convincere il Congresso degli Stati Uniti ad approvare la prima legge americana per la protezione della natura, il Yosemite Grant, firmato dal presidente Abraham Lincoln nel 1864. Fu questo un precedente importante, che portò in breve tempo alla creazione del primo Parco nazionale, quello di Yellowstone, nel 1872. La protezione del Parco di Yosemite tuttavia non era ancora assicurata, per via dei numerosi insediamenti che si erano venuti formando nel tempo.

Per arrivare alla creazione della riserva nazionale fu necessaria l’azione del più celebre dei conservazionisti americani, il naturalista di origine scozzese John Muir (1838-1914), fondatore della prima organizzazione privata per la protezione della natura, il Sierra Club. John Muir riuscì a promuovere la tutela di Yosemite e convinse il presidente Theodore Roosevelt (1858-1919) dell’importanza di trasformare la zona in un Parco nazionale. Nel 1916, con la creazione del National Park Service, il Parco di Yosemite venne posto sotto la tutela diretta di questa importante agenzia del Governo federale, e successivamente ingrandito con acquisti e donazioni di nuove aree, l’ultima delle quali fu ricevuta nel 2016.

Quasi tutte le formazioni rocciose di Yosemite sono parte del batolito della Sierra Nevada, un immenso blocco di rocce magmatiche che, nel corso di milioni di anni, sono state erose dalle acque e dai ghiacciai, fino a formare caratteristiche cupole di granito, come la parete di El Capitan, la Sentinel Dome e la Half Dome. L’erosione ha anche creato picchi elevati, come il Cathedral Peak o il Monte Lyell, il punto più alto del Parco (4mila metri). Yosemite è anche conosciuta per l’abbondanza di laghi (ce ne sono oltre 3.200) e di fiumi e torrenti (oltre 2.500 chilometri), che hanno nel tempo scavato grandi vallate e generato molte cascate, tra cui la più alta cascata nordamericana, la Yosemite Falls (739 metri).

Dei grandi ghiacciai che nei millenni hanno scolpito le valli e le cupole rocciose di Yosemite sono rimasti sono alcuni frammenti. Lyell Glacier, il più grande, ha una superfice di appena 65 ettari: come in altre zone alpine del pianeta, l’aumento delle temperature medie ha ridotto enormemente la loro estensione originaria. Grazie all’azione di tutela, Yosemite ha ancora, intatti, i paesaggi e i sistemi ecologici prevalenti prima della diffusione degli insediamenti europei e americani nella costa occidentale, diversamente da tutte le aree circostanti nella Sierra Nevada, alterate dalla deforestazione. L’habitat è dominato dalle foreste di conifere (soprattutto il pino ponderosa, l’abete di Douglas, l’abete bianco e alcune specie locali di querce).

Ma certamente la conifera più celebre è la sequoia gigante (Sequoiadendrum giganteum), tra gli alberi più grandi e più longevi del pianeta (si stima che possano vivere oltre 3mila anni), così chiamati in onore del nativo americano Sequoyah (1770-1843), autore del primo sillabario della lingua cherokee. La sequoia «Grizzly Giant» nella valle di Mariposa a Yosemite ha un volume di quasi mille metri cubi ed è considerata uno degli alberi più grandi del mondo. Yosemite dispone anche di una grande varietà di specie animali, tipiche delle aree montane americane (coyote, volpi, puma, marmotte, scoiattoli, rettili ecc).

Ma la specie più nota ai visitatori è certamente l’orso nero, anche per la facilità con la quale questi animali si avvicinano alle zone abitate, alla ricerca di cibo. Per scoraggiare i contatti tra visitatori e orsi, che generano pericoli e danni, la direzione del Parco ha escogitato una varietà di sistemi per rendere impossibile agli orsi di accedere al cibo. Oggi quasi tutti i 500 orsi del Parco sono monitorati, in modo da assicurarne una migliore protezione.

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