Il «caro energia» nei musei. Direttori, che cosa farete?

Di fronte ai rincari elevatissimi, i musei elaborano piani di emergenza, basati su risparmio, ridimensionamento delle attività e riduzione degli orari e del riscaldamento. Ora servono soluzioni creative e risorse inedite

Il Muse di Trento
Arianna Antoniutti |

È un lungo inverno quello che si prospetta per i musei italiani, così come per quelli di molti altri Paesi. L’aumento del costo dell’energia, che impatta duramente sulla vita di aziende e famiglie, ha iniziato a fare sentire i propri effetti anche sulle istituzioni museali. I rincari sono elevatissimi e i musei (che non possono contare su incrementi compensativi dei finanziamenti pubblici né prevedono di aumentare gli introiti di biglietteria) stanno elaborando piani di emergenza, basati su ridimensionamento delle attività, riduzione degli orari di apertura e della temperatura degli impianti di riscaldamento. Provvedimento questo in ottemperanza al Decreto in materia di riduzione del consumo di gas, firmato in ottobre dall’ex ministro del Mite (Ministero della Transizione ecologica) Roberto Cingolani.

La domanda è: sarà sufficiente? O il peso delle bollette si rivelerà comunque insostenibile? Oltre alle iniziative emergenziali, per l’immediato futuro sarà anche necessario elaborare interventi di promozione dell’eco-efficienza e riduzione dei consumi energetici, e a questo il MiC ha già pensato, destinando a 120 musei statali e siti culturali, la somma di 100 milioni di euro, dai fondi del Pnrr. «Si partirà dall’impiantistica, ha annunciato Massimo Osanna, direttore generale Musei del Ministero, nella gran parte dei casi ormai desueta, ma si interverrà anche sulle strutture murarie e sulla climatizzazione».

Comunità energetica, fotovoltaico e rinaturalizzazione
Fra i musei che hanno elaborato piani particolarmente dettagliati, a medio e lungo termine, c’è il MaXXI di Roma. Il museo ha predisposto una strategia su più fronti, per contrastare quello che viene definito «un aumento vertiginoso delle spese»: la proiezione del costo dell’elettricità di dicembre è di 467mila euro contro i 139mila del dicembre 2021, con un aumento del 336%. Contro il caro energia, il museo romano avrà un orario ridotto, con «scene di luce» a risparmio energetico durante interventi di manutenzione, pulizia e allestimento. Le mostre future saranno all’insegna del riciclo, con riuso di arredi e materiali di precedenti mostre e progetti, mentre per il contenimento del costo dei trasporti si lavorerà alla valorizzazione delle collezioni «in house».

Dice Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MaXXI: «Gli interventi previsti nell’immediato servono a far fronte alla situazione d’emergenza e a mitigarne le conseguenze. Ma la risposta strategica a lungo termine è nel progetto Grande MaXXI: il fotovoltaico di ultima generazione per produrre energia, che sarà anche un prototipo per le coperture di edifici di pregio architettonico; la rinaturalizzazione di tutta l’area esterna attraverso la realizzazione di un’isola microclimatica capace, tra le altre cose, di abbattere la temperatura; e la creazione di una comunità energetica con il Ministero della Difesa, proprietario delle caserme adiacenti al museo».

Non limitiamoci, siamo Capitale della Cultura. Però...
Anche la nuova Gamec di Bergamo, il cui cantiere partirà nella primavera del 2023, guarda a fotovoltaico e abbattimento dei consumi, come illustra il direttore Lorenzo Giusti: «La nuova GAMeC è stata progettata (dallo studio C+S Architects di Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, Ndr) e sarà realizzata per ridurre drasticamente il consumo energetico, e per orientarlo verso fonti di energia rinnovabili. In primo luogo si è optato per un intervento di retrofit dell’edificio esistente, il Palazzetto dello Sport, scartando l’idea della demolizione. Il restauro dell’involucro edilizio prevede un accurato isolamento termo-igrometrico, che ridurrà notevolmente i consumi di energia. La tecnologia dell’illuminazione degli ambienti si avvarrà di corpi illuminanti ad alta efficienza a led e, sulla copertura dell’edificio, sarà installato un impianto di produzione di energia elettrica con campo fotovoltaico di ampie dimensioni. Tutto questo farà sì che il museo sia classificato come “Nearly Zero Energy Building. Per quanto riguarda invece l’attuale museo, il consumo energetico della GAMeC è un costo di cui si fa carico il Comune di Bergamo. Non abbiamo ancora un’idea precisa di quanto gli aumenti potranno influire sullo sviluppo del nostro programma per il 2023. Sappiamo per certo che il Comune ha difficoltà a stilare un bilancio di previsione generale, e non è da escludere che possa erogare, per noi, minori risorse. Attendiamo dunque di sapere se sarà necessario metter mano al programma, riducendolo. Ma essendo Bergamo, insieme a Brescia, Capitale italiana della Cultura 2023, il pensiero di dover limitare le attività contrasta con gli obiettivi che la città si è data».

Anche produrre nuove opere può ridurre le spese
«Il momento è assolutamente critico», afferma Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice del Castello di Rivoli. «Per il nostro museo di arte contemporanea, che ha sede in una reggia sabauda (Patrimonio Unesco dal 1997, Ndr, i costi energetici sono davvero elevatissimi. La prima proiezione previsionale delle utenze, per il 2022, è di 264mila euro in più rispetto al 2021. Nonostante siano stati realizzati, nel 2015-16, interventi di efficientamento energetico con la sostituzione delle caldaie, e nonostante sia in corso il progetto di rifacimento degli infissi, che aiuterà l’isolamento termico delle sale, non c’è dubbio che i problemi sono maggiori delle soluzioni. Stiamo intervenendo con misure d’emergenza: abbiamo ridotto le attività, ricalibrato orari e giorni di apertura, spento l’illuminazione notturna, abbassato la temperatura di sale e uffici. Sono sacrifici necessari. Le misure che adotteremo sono pensate per tutelare il museo e i posti di lavoro. Stiamo cercando di contenere i costi, limitando al minimo i trasporti delle opere d’arte in prestito, e lavorando di più con gli artisti nella produzione, perché un modo per diminuire le spese è anche quello di creare nuovo patrimonio culturale. Però, a fronte di tutto questo, le risorse statali saranno per i musei assolutamente indispensabili, altrimenti l’alternativa sarà la riduzione del numero delle sale aperte. Oppure, nel peggiore dei casi, la chiusura».

A 19° la temperatura per sale e uffici
Diego Ferretti, direttore del Mart di Rovereto conferma l’allarme: «L’aumento dei costi per il Mart è stato considerevole nei primi nove mesi dell’anno e abbiamo cercato di coprirlo attraverso continui accantonamenti di risorse a bilancio. Il vero problema, purtroppo, è stimare quale sarà l’aumento dell’ultimo trimestre, ovviamente il più impattante dal punto di vista dei consumi per la componente relativa al riscaldamento. Il Mart è un museo di grandi dimensioni: ai 5mila metri quadrati delle sale espositive si aggiungono gli uffici, i locali tecnici, i depositi, gli archivi, la biblioteca. Stiamo quindi ragionando da alcuni mesi su come rispettare i vincoli di bilancio, attraverso un contenimento della bolletta energetica. Il ragionamento dovrà tener conto del fatto che le collezioni museali, e le opere che costituiscono le esposizioni temporanee, devono essere conservate rispettando standard di temperatura e umidità costanti. Abbiamo elaborato un piano per individuare, nel breve periodo, soluzioni volte a contenere i consumi energetici, in particolare abbassando a 19°, nella stagione invernale, la temperatura delle aree espositive e degli uffici. Per il medio periodo si stanno valutando alcuni investimenti per la riduzione dei costi (la sostituzione dei corpi illuminanti, il fotovoltaico, la coibentazione della struttura museale). Per il momento non è in previsione la riduzione dell’attività o la chiusura parziale degli spazi espositivi».

Risparmiamo con sonde geotermiche e domotica
Aumenti esponenziali anche per il Muse-Museo delle Scienze di Trento, come dichiara il direttore Michele Lanzinger: «Il costo per il riscaldamento del Muse, un edificio di notevoli dimensioni, nell’inverno 2021 è stato di 390mila euro. A parità di consumi, per la stagione invernale 2022, stimiamo un totale di 900mila euro. I nostri costi energetici vengono coperti dalla provincia di Trento, che ci ha assicurato, almeno fino alla primavera 2023, che il nostro budget non sarà toccato. Non avremo dunque la necessità di ridurre le performance culturali dell’istituzione, ma sicuramente, come tutti i cittadini italiani, saremo particolarmente impegnati nell’attuare ogni forma possibile di risparmio. L’attenzione al comportamento energeticamente corretto, del resto, fa parte della nostra missione. Il museo, che nel 2013 ha conseguito la certificazione Leed Gold (Leadership in Energy and Environmental Design), è stato progettato da Renzo Piano con tecniche costruttive che perseguono la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico, con un ampio e diversificato ricorso alle fonti rinnovabili e ai sistemi ad alta efficienza. Sono presenti pannelli fotovoltaici e sonde geotermiche, e una domotica molto complessa e sofisticata innalza le prestazioni energetiche dell’edificio. Anni fa il tema energetico, per noi, era una questione di sostenibilità e di transizione ecologica; nel momento storico che stiamo vivendo è diventato anche un tema di tenuta economica del Paese: la crisi energetica ci rivela quanto siano vicini e nascosti questi “cigni neri”, eventi inaspettati destinati a pesare sul nostro futuro».

Illuminare San Pietro con i led costa un decimo
Anche lo Stato della Città del Vaticano risente della crisi, come ci dice Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani: «Non c’è dubbio che la crisi energetica costituisca un problema anche per noi: il costo dell’elettricità è difatti una delle voci più alte nella gestione dei Musei Vaticani. Il riscaldamento invece riguarda soprattutto la parte degli uffici perché molti dei nostri spazi espositivi non prevedono impianti di climatizzazione. Nell’immediato futuro i numeri ci confortano, consentendoci di affrontare la prossima stagione con una relativa tranquillità, persa negli anni della pandemia. Com’è noto, viviamo di bigliettazione e quindi tante delle nostre attività, anche di manutenzione e restauro (al di là del supporto offerto dai Patrons of the Arts in the Vatican Museum) le realizziamo grazie alla buona affluenza di visitatori. L’attenzione al risparmio energetico, in tutto lo Stato della Città del Vaticano, è un tema molto sentito, già da diversi anni. Grazie alla collaborazione con Osram, abbiamo illuminato con apparecchi led le Stanze di Raffaello e l’intera Basilica di San Pietro. Il risparmio è notevolissimo: i costi per l’illuminazione di San Pietro, ad esempio, sono appena un decimo rispetto al passato. Ora, proseguendo in questa direzione, stiamo affrontando un progetto generale di cablaggio e sostituzione dei vecchi corpi illuminanti in tutti i settori dei Musei».

Illuminazione a led anche grazie al bando europeo
Questa è anche la linea dei Musei civici milanesi, come dice Marco Minoja, alla Direzione Cultura del Comune di Milano, cui fanno capo tutti i dipartimenti culturali della città, tra cui oltre venti musei civici (come il Castello Sforzesco, il Museo del Novecento e la Gam), e poi biblioteche, edifici storici, mostre, attività di spettacolo: «I Musei Civici sono un’articolazione dell’Amministrazione comunale. L’aumento del costo energetico non andrà direttamente a pesare sulla spesa corrente della Direzione Cultura, ma avendo incidenza globale sull’ente impatterà sicuramente anche sui costi di gestione degli istituti. Sarà necessaria una riflessione complessiva sulla sostenibilità e sui modelli di funzionamento, soprattutto in un’ottica di razionalizzazione. Ad oggi il “Sistema Musei Civici” assicura un’apertura 6 giorni su 7, mattina e pomeriggio. Cercheremo di capire, se sarà necessario, come perfezionare l’offerta, ragionando su utenze e orari specifici, senza mai ridurre la qualità del servizio al pubblico. Sul tema del risparmio energetico molto è già stato fatto. Alcuni dei nostri musei, ad esempio, hanno affrontato il passaggio ai led per l’illuminazione e questo è l’indirizzo che perseguiremo, anche grazie a un bando europeo vinto dalla nostra direzione, inerente al tema dell’efficientamento energetico degli istituti culturali».

Il Governo stili delle linee guida
Si aspetta linee guida da parte dal Ministero anche Andrea Bruciati, direttore dell’istituto autonomo Villae-Villa Adriana e Villa d’Este di tivoli, che aggiunge: «Per le Villae è quasi triplicato il costo per il fabbisogno energetico. Il primo accorgimento che attueremo sarà anticipare l’orario serale di chiusura, sfruttando maggiormente l’illuminazione naturale. La seconda strada sarà puntare alle fonti di energia rinnovabili. Siamo siti “ambientali”, inseriti nel paesaggio e in un più ampio ecosistema, trovo che le rinnovabili siano sicuramente una via difficoltosa, ma anche coerente con la nostra identità. Valuteremo i pro e i contro degli interventi, ovviamente andando a identificare le aree più idonee: la complessità dei nostri siti è anche ciò che costituisce la loro ricchezza. Dai fondi del Pnrr è previsto un investimento di circa 268mila euro per l’efficientamento energetico: il progetto riguarderà sia il comparto illuminotecnico sia il miglioramento delle prestazioni termiche».

Iniziamo con le luci
Quanto vale per i siti archeologici, nei quali, come sottolinea Bruciati, è necessario valutare con attenzione l’impatto ambientale degli interventi, è ovviamente altrettanto fondamentale per i palazzi storici che ospitano istituti museali. In essi, i lavori di efficientamento energetico devono necessariamente confrontarsi con la natura storica dell’edificio. Questo è il caso, ad esempio, della Galleria Borghese di Roma, seicentesca villa del cardinal Scipione Borghese, edificata su progetto di Flaminio Ponzio e portata a compimento da Giovanni Vasanzio.

Afferma in proposito la direttrice Francesca Cappelletti: «Compatibilmente con le caratteristiche artistiche dell’edificio, abbiamo previsto alcuni interventi di efficientamento energetico, agendo in particolare su finiture di restauro installate negli anni ’90 (infissi e isolamento delle coperture). Al momento abbiamo avviato un’implementazione e ottimizzazione del sistema di controllo dell’impianto di illuminazione. Inoltre, da tempo, la Galleria ha acquistato nuovi corpi illuminanti, con particolari caratteristiche, che vengono utilizzati in occasione delle mostre, evitando così il noleggio di volta in volta: un approccio virtuoso che ha un impatto positivo non solo sui consumi, ma anche sulla resa cromatica della luce».

Il Governo si occupi anche dei musei, come già fa per cittadini e imprese
Carmelo Malacrino, direttore del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, anticipa come saranno impiegati i fondi del Pnrr per l’efficientamento energetico: «Al momento abbiamo avuto la fortuna di poter utilizzare fondi che avevamo accantonato ma la prospettiva, per il prossimo anno, è quella di dover elaborare un nuovo piano strategico di distribuzione delle risorse. Il riuso/riciclo di allestimenti non è per noi una novità, ma una prassi. Inoltre, dalla sua riapertura nel 2016 il museo produce le proprie esposizioni grazie a risorse interne, sia sotto il profilo scientifico che tecnico-progettuale. Tutto questo consente di abbattere i costi. In una prospettiva temporale più ampia, con i 755mila euro stanziati dal MiC nell’ambito del Pnrr stiamo già lavorando al progetto di illuminazione di vetrine e sale con sistemi intelligenti, finalizzati alla riduzione dei consumi. Non interverremo invece sull’edificio, in quanto di recente ristrutturazione; stiamo però pensando, per il futuro, a un nuovo impianto fotovoltaico. Credo tuttavia che, poiché la natura e le risorse dei musei sono differenti, sia assolutamente necessario aprire una riflessione più ampia, senza lasciare al singolo museo la responsabilità di come affrontare questa congiuntura. Come il Governo e i Ministeri si stanno, doverosamente, interessando alla sfera dei cittadini e delle imprese, lo stesso debbono fare nei confronti delle istituzioni museali. Questo vale in particolare per le strutture come i musei autonomi, che vivono con un proprio bilancio. L’esperienza del Covid-19 ci ha insegnato quanto sia importante un coordinamento su base nazionale».

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