I teloni ferroviari di Luca Pignatelli

Tra le collezioni del MUSEC esposte le trasfigurazioni antropologiche di un materiale inaspettato

«Parete ipogea» (2019) di Luca Pignatelli © Michele Sereni
Mariella Rossi |  | Lugano

Il MUSEC - Museo delle Culture di Lugano attiva riflessioni nell’ambito dell’antropologia dell’arte grazie a un interessante programma di esposizioni temporanee sviluppate «con l’ambizione, afferma il suo direttore Francesco Paolo Campione, di riportare al centro dell’attenzione le ragioni profonde e il contesto dei processi di creazione artistica».

In questa direzione si muove il ciclo «Global Aesthetics», con il quale il MUSEC esplora le varie forme e i diversi linguaggi della creatività contemporanea. Di questa serie fa parte la monografica di Luca Pignatelli (Milano, 1962) «Astratto», aperta fino al 12 maggio 2024. Esposte quarantanove opere di grandi dimensioni, per la maggior parte inedite, accomunate dal materiale: i teloni ferroviari dismessi. L’artista è solito lavorarli con cuciture, fori, bruciature, tagli e inserti di altri materiali e poi dipingerli.

Undici sostantivi al singolare (persona, ricordo, memoria, impronta, frammento, relitto, abisso, grotta, spiaggia, terra e origine) scandiscono le altrettante sezioni della mostra: non sono riferimenti a universi figurativi, ma rimandano alle idee di tempo e di memoria. «La ricerca di Luca Pignatelli, sottolinea Campione, permette di comprendere come l’arte, prima di essere rappresentazione e decoro, sia tensione fondamentale verso il mondo spirituale, strumento primario di conoscenza che procede dal tutto verso le sue parti, compagna fedele dell’esercizio mitopoietico che traduce agli uomini la complessa struttura del cosmo, dando loro l’illusoria certezza di essere padroni del proprio destino».

Per mettere in evidenza la dimensione antropologica e il contesto sociale che fanno parte delle condizioni primarie di ogni creatività, la mostra comprende anche una ricostruzione dello studio dell’artista: tavoli, sedute e carrelli della sua quotidianità, ma anche oggetti come latte di pittura, pennelli, chiodi e carte. L’esposizione è completata da un catalogo e da un libro d’artista. Quest’ultimo, in 149 esemplari firmati e numerati, include la riproduzione di tutte le opere esposte più una selezione di altri lavori, una conversazione tra l’artista e Francesco Paolo Campione, e un frammento di un’opera originale di Luca Pignatelli.

Il MUSEC, nato negli anni Ottanta attorno al lascito fondativo del ticinese Serge Brignoni (1903-2002) e ospitato dal 2017 nella sede della settecentesca Villa Malpensata, conserva diverse collezioni. Tra queste, oltre alla Collezione Brignoni (arte dell’Oceania), spiccano la Collezione Reichelt, con tessuti provenienti dalle Piccole Isole della Sonda ai confini con l’Oceano Indiano, e la Collezione Morigi, con armature di samurai nello Spazio Tesoro del museo, a ingresso gratuito. All’inaugurazione del museo Serge Brignoni sottolineò quanto le «collezioni che rimangono intatte sono importanti per le prossime generazioni, un vero regalo». Una vocazione combinata alle più attuali tematiche dell’antropologia dell’arte e culturale, che il MUSEC persegue grazie all’attenzione verso le arti etniche e orientali, l’arte contemporanea e la fotografia.

© Riproduzione riservata «Arcipelago ancestrale» (2016-23) di Luca Pignatelli © Giuseppe Anello
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