I mezzibusti di Van Dyck e le faccine di Boetti

Doppio appuntamento da Cambi il 14 e 16 dicembre: arte moderna e contemporanea e dipinti antichi

«Faccine colorate» (1977) di Alighiero Boetti (particolare; stima 40-50mila euro). © Cambi Casa d’Aste «Veduta del Canal Grande con il fondaco dei Turchi» (1740 ca) di Michele Marieschi (stima 50-70mila euro). © Cambi Casa d'Aste «Ritratto di gentiluomo in armatura» di Anton van Dyck (stima 80-100mila euro). © Cambi Casa d’Aste «Alzabandiera per Federico» (1954) di Piero Dorazio (stima 75-95mila euro). © Cambi Casa d'Aste
Elena Correggia |

Sono nel segno di un’astrazione policroma alcuni dei lotti di punta dell’asta di Arte moderna e contemporanea che viene battuta da Cambi a Milano il 14 dicembre. Su tutti spicca «Alzabandiera per Federico», un olio su tela di Piero Dorazio del 1954 in cui i fitti e variabili accostamenti verticali di tasselli colorati sembrano rispondere a una segreta armonia musicale (stima 75-95mila euro).

Di Hans Hartung è invece offerto un olio su tela del 1973 «T1973-E23», che rappresenta un evidente esempio del passaggio dell’artista nel dopoguerra dalla pittura non figurativa astratta alla ricerca più spiccatamente basata sul valore del segno (50-70mila). L’opera, registrata presso la fondazione Hartung Bergman di Antibes, sarà inserita nel catalogo ragionato dell’autore. La copertina del catalogo ospita poi un divertente manifesto di Alighiero Boetti, «Faccine colorate» (40-50mila) del 1977, in passato appartenuto alla galleria torinese di Franz Paludetto.

Un’opera simile con interventi a mano su stampa serigrafica, del 1979, è andata all’incanto da Christie’s a Milano nel novembre scorso totalizzando oltre 62mila euro. Fra i moderni invece si fanno notare il dipinto di Balla «Non più silenzio; il ragazzino suona l’organetto» del 1947 (15-20mila), in cui l’artista torna a riprodurre il reale con una rinnovata sensibilità per luci e forme, e tre composizioni di Filippo De Pisis dall’inconfondibile tratto conciso e nervoso: una «Natura morta marina» del 1930 (18-22mila) e, da una collezione privata romana, una «Natura morta con fiasco» del 1937 (20-25mila) e un «Vaso di fiori» del 1947 (25-35mila).

Il 16 dicembre sempre da Cambi, ma questa volta al castello Mackenzie di Genova, sono di scena i dipinti antichi. Le proposte spaziano dall’alta epoca alle tavole dei maestri fiamminghi, dai ritratti alle scene sacre e di genere, datate fra il XVII e il XIX secolo. Da segnalare un «Ritratto di gentiluomo in armatura» di Anton van Dyck (80-100mila) che si ritiene raffiguri il nobile genovese Stefano Raggio in virtù di una somiglianza con il ritratto di quest’ultimo appartenente alla National Gallery di Washington. Il dipinto costituisce una versione a mezzo busto d’un noto ritratto eseguito da Van Dyck e passato in asta da Sotheby’s Londra nel dicembre 2015. Gli studiosi ritengono che il pittore fosse solito creare versioni a mezzo busto delle persone ritratte in modo da poterle utilizzare per completare opere a piena figura senza obbligare i soggetti a lunghe sedute in posa.

Due raffinati esempi attribuiti alla scuola di Anversa del XVI secolo sono invece la «Madonna con il Bambino e sant’Anna» (30-50mila) e il «Trittico richiudibile raffigurante la Sacra famiglia e angeli» (20-30mila). Tornando in Italia non mancano piccole sorprese come la «Deposizione di Cristo» di Giulio Clovio (10-15mila), una tempera su pergamena dai colori tenui e dal forte impatto emotivo realizzata in epoca rinascimentale da colui che venne definito dai suoi contemporanei il «Michelangelo della miniatura».

È ritenuto ascrivibile alla produzione giovanile del Veronese un olio su tavoletta raffigurante una «Madonna con Bambino in gloria tra san Elia, Eliseo, Andrea Corsini, Paolo, Alberto di Sicilia e un committente in abito carmelitano» (40-50mila) per le particolari affinità riscontrate con la pala Bevilacqua Lazise del Museo di Castelvecchio e con il suo modello su carta della Galleria degli Uffizi.

Il sentimento del vero nel ritrarre con freschezza volti ed espressioni appartiene allo stile del bergamasco Fra Galgario, qui presente con un «Ritratto di giovane con turbante» (20-30mila), in cui accanto alla schiettezza narrativa della sua terra traspare anche il calore coloristico appreso dalla cultura veneta. Fra i paesaggi veneziani è presente una «Veduta del Canal Grande con il fondaco dei Turchi» di Michele Marieschi, databile intorno al 1740 (50-70mila). Rispetto alle opere dei contemporanei Canaletto e Guardi i panorami e i capricci di Marieschi si distinguono per un uso più vivace del colore, come in questa tela in cui riesce a far vibrare anche la facciata del fondaco ormai in fase di degrado, oltre che per una più accentuata prospettiva e per la presenza di figure di piccole dimensioni.

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