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Solo opere inedite, tutte basate sulla fotografia, compongono la personale di Stefano Arienti (Asola, Mn, 1961) presentata fino al 24 settembre da Christian Stein.
Sulle fotografie (scattate da lui) l’artista interviene con tre diversi approcci: in un gruppo di lavori si serve come supporto della microciniglia, che conferisce alle immagini un’inattesa matericità e una singolare profondità; nel secondo gruppo, le fotografie sono stampate su carta, che Arienti però, con una pratica inaugurata negli anni ’80, trafora come se si trattasse di cartoni da spolvero, creando al verso il tracciato dell’immagine sottostante.
La terza, infine, è un’assoluta novità: con una tecnica messa a punto dal 2019, dopo aver spruzzato acqua, Arienti stende sulla fotografia bagnata un velo di colore acrilico. Una volta asciugata, l’immagine conserva lievi tracce delle gocce, acquisendo una speciale vibrazione. In tutte, il soggetto è la vegetazione (Arienti è laureato in Agraria, anche se ha poi sviluppato studi in numerosi altri campi), seppure una vegetazione su cui l’uomo è intervenuto con la sua opera, lasciando inevitabili tracce.
Una veduta della mostra «Stefano Arienti», Galleria Christian Stein, Milano. In particolare «Semaforo rosso», 2019; «Doppio semaforo rosso», 2019 © Artista e Galleria Christian Stein, Milano Foto di Agostino Osio
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