Gli Uffizi si diffondono in Toscana

Arte sparsa in una cinquantina di spazi regionali. L’Ambrogiana a Montelupo diventa museo

Laura Lombardi |  | FIRENZE

«Uffizi diffuso» è il progetto lanciato dal direttore Eike Schmidt sulla delocalizzazione, spingendosi in una cinquantina di spazi nel territorio. Il primo nucleo comprende la Villa Medicea di Careggi, il Museo della Battaglia di Anghiari e il Museo Civico di Pescia in via di apertura, il Centro visite del parco Nazionale delle foreste casentinesi, Monte Falterona e Campiglia al Castagno di Andrea. Poi la villa dell’Ambrogiana a Montelupo.

Schmidt ricorda Antonio Paolucci e Rosanna Caterina Proto Pisani, per il loro impegno nel creare sistemi museali nel contado, cui va aggiunto il ciclo «La città degli Uffizi» ideato dal precedente direttore Antonio Natali con mostre in piccoli borghi, intorno all’opera di importanti maestri degli Uffizi portati a dialogare con opere affini nel circondario.

Gli Uffizi si sono già diffusi, con Schmidt, nella frequentata esposizione ad Anghiari della «Tavola Doria», copia dell’affresco leonardesco nel salone dei Cinquecento (presto deperito, ma del quale fu ben noto agli artisti il cartone). Nel 2021 sarà portato a Campigna il «Ritratto di Dante», dipinto da Andrea del Castagno, in restauro presso l’Opificio, dopo l’esposizione di Forlì dedicata all’Alighieri.

A Pescia saranno invece esposte opere quali l’«Annunciazione con sant’Apollonia e san Luca» e l’«Incoronazione alla Vergine» di Neri di Bicci; della «Madonna del Baldacchino» di Raffaello troveremo invece la copia digitale. Infine, nella Villa medicea di Careggi andranno opere legate all’Accademia neoplatonica lì istituita da Marsilio Ficino, quali «Ercole e Leone Nemeo» di un anonimo del Quattrocento.

Schmidt ribadisce l’impegno nei confronti della collettività nello spirito di Anna Maria Luisa de’ Medici, e si allinea ad analoghe iniziative adottate all’estero, ma non ancora in Italia. Importante è la conversione a museo della cinquecentesca Villa dell’Ambrogiana a Montelupo, che ebbe massimo fulgore nel Seicento (dipinti nei depositi delle Gallerie degli Uffizi provengono proprio da lì), ma adibita poi a prigione e a ospedale psichiatrico, e per la quale si era paventata, nella gestione mista pubblico privato, la destinazione a hotel di lusso; per la villa, Schmidt conta di poter attingere a fondi europei e di proporla per la tutela dell’Unesco.

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