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Jannis Kounellis, «Senza titolo», 1961

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Jannis Kounellis, «Senza titolo», 1961

Gli esordi di Kounellis, finora poco indagati

Matteo Lampertico propone una rassegna di lavori dell’artista datati dal 1960 al 1967, fino alle soglie della stagione dell’Arte Povera

Ada Masoero

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La mostra di Jannis Kounellis (Il Pireo, 1936-Roma, 2017) presentata da ML Fine Art dal 23 marzo al 27 maggio è un affondo sul suo lavoro dall’esordio degli anni Sessanta a poco dopo la metà del decennio: immediatamente prima, dunque, che l’artista (greco di nascita ma formato all’Accademia di Belle Arti di Roma) diventasse uno dei massimi esponenti dell’Arte Povera. Che, com’è noto, sarebbe nata intorno alla figura di Germano Celant solo nel 1967, con la storica mostra alla galleria La Bertesca di Genova.

La rassegna milanese «Jannis Kounellis. Gli anni Sessanta», realizzata da Matteo Lampertico con Rizziero Di Sabatino, con un testo in catalogo di Francesco Guzzetti, esplora quella stagione sinora così poco indagata e presenta importanti lavori degli anni tra il 1960 e il 1967, da quando cioè Kounellis, lasciati alle spalle i magmi dell’informale e già teso al superamento dei limiti del «quadro», inaugurava la stagione degli «Alfabeti».

In essi s’inseguono lettere, numeri e segni tipografici impressi con stencil ritagliati da Kounellis stesso, che sembrano galleggiare sul fondo bianco, privi come sono di qualunque legame semantico ma sorretti da un’intensa forza costruttiva. Il primo a esporli fu Plinio De Martiis nella sua galleria romana La Tartaruga, nel 1960. E proprio del 1960 è il lavoro monumentale (tre metri di lunghezza), dal ricco curriculum espositivo, realizzato su più carte intelate dall’artista stesso, che è esposto qui con altri sei esempi della stessa ricerca, su carta o su tela.

Raro e di grandi dimensioni è il dipinto del 1963 in cui figura la curva di un arcobaleno, primo segnale di quel processo di avvicinamento al reale che sarebbe sfociato nelle grandi tele delle «Rose» del 1966-67. Semplici sagome, queste, tutt’altro che naturalistiche, per lo più campite di un nero profondo, a smalto, sul bianco del fondo (o di bianco sul nero) ma realizzate anche con materiali diversi, come la stoffa fissata con bottoni automatici o la carta argentata, come nel suggestivo esempio del 1966 esposto in mostra (di un’edizione di nove esemplari). Siamo alle soglie della stagione dell’Arte Povera che (insieme ad Anselmo, Boetti, Fabro, Merz, Paolini, Pistoletto, Zorio e altri) proietterà Kounellis sullo scenario internazionale. Ma qui ci sono già tutte le premesse di ciò che accadrà.

Jannis Kounellis, «Senza titolo», 1961

Ada Masoero, 22 marzo 2022 | © Riproduzione riservata

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