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È Gianni Caravaggio l’artista che, il 12 gennaio inaugura «BUILDINGBOX» il progetto annuale di mostre presentate con cadenza mensile nella vetrina di BUILDING a esse dedicata, godibili dunque dalla strada per 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana. Il filo che le lega l’una all’altra è, per il 2024, la ceramica e «Faventia. Ceramica italiana contemporanea» è il titolo dell’intero ciclo, curato da Roberto Lacarbonara e Gaspare Luigi Marcone. Una scelta, la loro, che valorizza un’eccellenza italiana sin dai tempi più antichi, che a Faenza, l’antica Faventia, trova un suo luogo d’elezione. Tanto che la ceramica maiolicata in francese si chiama «faïence», in inglese «faience».
L’opera presentata da Gianni Caravaggio (Rocca San Giovanni, Chieti, 1968; vive e lavora tra Milano e Sindelfingen, Germania), artista che non ha certo bisogno di presentazioni, è realizzata con argilla rosa (refrattaria in questo caso), un materiale antichissimo, primario, familiare all’umanità sin dai tempi più remoti e qui, per il suo colore carnicino, dotato di un aspetto anche più accostante, umano, attrattivo. S’intitola «Coppia con sentimenti antichi» (2016, realizzata nei laboratori del Museo Carlo Zauli di Faenza) ed è formata da due elementi semicilindrici, separati longitudinalmente con l’uso di un filo di ferro quando l’argilla era ancora fresca e duttile, che tuttavia, se uniti, non risultano perfettamente combacianti. Si potenzia così il significato di perdita connesso al mito evocato da Platone nel «Simposio», secondo il quale Zeus, adirato, avrebbe spezzato l’unità dell’individuo generando l’uomo e la donna e condannandoli entrambi all’eterna ricerca della metà perduta. Ricerca che qui è resa anche più ardua per la collocazione delle due metà, che si volgono le spalle mostrando così, nella spaccatura che mettono a nudo, un’interiorità umanissima e imperfetta.
Dopo Gianni Caravaggio (sino all’11 febbraio), il 12 di ogni mese, per 12 mesi, BUILDINBOX presenterà l’opera in ceramica di altri artisti di generazioni diverse che si dedicano con costanza o rapsodicamente a questo medium così ricco di potenzialità, in una mappatura dei linguaggi più significativi, in quest’ambito, del XX e XXI secolo.
Dal 16 gennaio al 17 febbraio, invece, BUILDING TERZO PIANO, spazio inaugurato di recente che segue un proprio percorso indipendente rispetto al resto della galleria, propone «Michele Ciacciofera. Condensare l'infinito». La mostra, curata da Angelo Crespi, neo-direttore della Pinacoteca di Brera, riunisce sculture in vetro e un grande dipinto, in contemporanea con l’omonimo percorso del MA*GA di Busto Arsizio (a cura di Alessandro Castiglioni, con il supporto di BUILDING, che si sposterà al Centre d’Art Contemporain Passerelle a Brest, in Bretagna) in cui l’artista, nato a Nuoro nel 1969, cresciuto in Sicilia e da tempo attivo a Parigi, esplora significati e fascinazioni delle forme megalitiche o monolitiche come i menhir e le pietrefitte. Quest’ultime, dal Neolitico in poi, furono alzate nell’intera Europa, dal Mediterraneo alla Scozia, con il loro portato di sacralità.
Infine, dall’8 febbraio, nei tre piani di BUILDING, va in scena la grande mostra di Gianluigi Colin.
«Coppia con sentimenti antichi» (2016) di Gianni Caravaggio
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