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Dettaglio del dittico «Ieri Ikebana 02012026», 2026 di Alessandro Piangiamore

Fotografia di Giorgio Benni. Courtesy of Galleria Repetto

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Dettaglio del dittico «Ieri Ikebana 02012026», 2026 di Alessandro Piangiamore

Fotografia di Giorgio Benni. Courtesy of Galleria Repetto

L’impermanenza secondo Piangiamore

Tra glitch tecnologici, sabbie dell’Etna e cristalli iridescenti, la mostra a Lugano trasforma l’effimero in poesia visiva, sospesa tra realtà e illusione

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Noi tutti viviamo immersi in un pulviscolo che ci circonda e ci avvolge, senza che ne avvertiamo la presenza. C’è un solo momento in cui diventiamo consapevoli ed è quando un raggio di luce attraversa la penombra di una stanza e ci pone al cospetto di quei corpuscoli instabili, danzanti e inafferrabili. Il fenomeno si è manifestato a ognuno di noi ma è stato il filosofo Georges Didi-Hubermann (Francia, 1953) a esplorarlo di recente nel capitolo «La polvere in sospensione» del libro «La conoscenza accidentale» (2011), ed è di qui che Alessandro Piangiamore ha tratto il titolo della personale «La polvere ci mostra che la luce esiste», presentata dal 21 marzo al 26 giugno da Repetto Gallery a Lugano.

 

Alessandro Piangiamore, «Qualche uccello si perde nel cielo», 2025. Fotografia di Giorgio Benni. Courtesy of Galleria Repetto

Alessandro Piangiamore, «Giove Pittore di Farfalle», 2022. Fotografia di Roberto Apa. Courtesy of Galleria Repetto

Come spiega l’artista stesso (che è nato a Enna nel 1976 e vive e lavora a Roma, dove è docente di scultura all’Università NABA), la mostra nasce intorno al suo video «Te lo prometterò» (2025), in cui una mano sembra stringere fra due dita «una fiammella con i colori dell’iride» (Andrea Cortellessa, in catalogo): una sorta di piccola farfalla palpitante e sfuggente; in realtà un’immagine fittizia generata da un bug tecnologico, un glitch che traduce in una sorprendente forma poetica uno dei temi fondanti della ricerca dell’artista, che da sempre ama muoversi sulla soglia tra reale e illusorio, concreto e immaginario, durevole ed effimero. Il video occupa il cuore dello spazio espositivo e intorno a esso si sviluppa un percorso in cui il principio dell’impermanenza è declinato con parole sempre diverse: c’è «Il cacciatore di polvere + After-life» (2026), una lunga forma triangolare di nerissima sabbia dell’Etna («a muntagna» come la chiamano lì: ecco perché in Sicilia  è declinato al femminile), presenza profondamente radicata nell’immaginario dell’artista («l’Etna, che è sempre stata nel mio orizzonte visivo: da Enna, dove sono nato e cresciuto, l’Etna si vede perfettamente, sia di giorno che, se agitata, di notte»), di tutti i siciliani e di chiunque l’abbia visto. Su quel tappeto oscuro si accendono i barbagli di piccoli «frutti» di vetri colorati, incorruttibili nella loro materia cristallina, che mimano i frutti canditi posati sulla cassata siciliana: frutti che anch’essi non si corrompono perché «cristallizzati» dallo zucchero della canditura e che dunque, per l’artista, rinviano non a still life, nature morte, bensì a una qualche forma di «after-life».

Ancora una volta Piangiamore ci pone qui di fronte al binomio fugacità-durevolezza, come accade anche nella serie di grandi carte «Qualche uccello si perde nel cielo» (2025), in cui piume impalpabili volteggiano su cieli diurni fitti di stelle (uno solo è un notturno), rosei e aranciati, nei colori di cui l’aria si tinge nel momento fuggevole del tramonto. E poi, di natura più schiettamente scultorea, «Giove pittore di farfalle» (2022), lavori luminosi in cristallo soffiato, accesi dai colori cangianti dell’iride (che non a caso è un altro dei suoi temi prediletti), che obbediscono all’artista anche quando sono altrove, in galleria o presso i collezionisti: è lui, infatti, a dettarne da remoto la colorazione. Per queste opere, ammette Piangiamore, «non è dato sapere cosa accadrà quando io non ci sarò più, ovvero se esisterà per esse una possibilità di after-life». Ancora una metafora, piena di poesia, della fuggevolezza della vita.

Ada Masoero, 17 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

L’impermanenza secondo Piangiamore | Ada Masoero

L’impermanenza secondo Piangiamore | Ada Masoero