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Gerusalemme in casa

Uno studio analizza il fenomeno artistico dei Sacri Monti

Particolare della Madonna nel presepio di Gaudenzio Ferrari al Sacro Monte di Varallo, cappella VII

L’area occidentale e centrale delle Alpi italiane è punteggiata da una serie di Sacri Monti, che, come sentinelle, vegliano sulle vie d’ingresso alla pianura padana. Varallo Sesia, Orta, Crea, Varese, Oropa, Ghiffa, Domodossola, Belmonte, Ossuccio furono creati con scopi precisi come baluardi della fede e difesa dalle eresie, che lungo la linea dei monti potevano scivolare nelle valli e contaminare la religione cattolica romana.

Il primo Sacro Monte fu quello di Varallo Sesia (Vercelli) che Guido Gentile, autore di un bel volume dedicato a questi singolari complessi architettonici e scultorei, ha preso come paradigma esemplare della serie e al  quale ha dedicato la maggior parte del volume «non solo per la sua particolare esemplarità, ma anche per la sua evoluzione, risultante da una ricca, stratificata vicenda di progetti e di opere». Il Sacro Monte di Varallo fu realizzato  alla fine del XV secolo per volontà di padre Bernardino Caimi, francescano, che era stato custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme e che volle riprodurre i luoghi della Terra Santa dove Cristo era vissuto.

Con l’aiuto degli abitanti di Varallo ne iniziò la realizzazione. Al principio furono edifici semplici, in mezzo al verde dei boschi, simili a eremi francescani. Dentro queste cappelle furono sistemate colorate sculture e pitture, al fine di raccontare ai fedeli semplici e illetterati la vita di Gesù. La prima cappella costruita fu quella del Santo Sepolcro. Al suo ingresso una lapide spiega che il progetto era rivolto a chi non poteva viaggiare (la maggioranza al tempo) e che con questo artificio avrebbe potuto vedere Gerusalemme e gli altri luoghi della Palestina.

La prima guida del Sacro Monte di Varallo è del 1514: a quel tempo vi erano già una trentina di cappelle, che in seguito furono quasi tutte profondamente modificate. Nei secoli seguenti lavorarono per il Monte alcuni dei massimi artisti nord-italiani: Gaudenzio Ferrari, Galeazzo Alessi, Tanzio da Varallo, i Fiammenghini, Morazzone, i Tabacchetti. Tra i visitatori illustri spicca San Carlo Borromeo, che lo visitò a più riprese, fino alle soglie della morte, e diede istruzioni su come organizzare teologicamente le rappresentazioni delle cappelle.

Il complesso oggi è molto diverso da come era in origine, ma intatta ne è la poesia. Le 43 cappelle terminano, nel piazzale superiore, con la fiorita Fontana della Resurrezione: acqua che disseta il visitatore e che allude all’acqua della vita eterna. Idealmente il grande ciclo si conclude con la cappella della «Dormitio e Assunzione di Maria» nella Basilica, al sommo del Monte. Alcune cappelle sono di grande bellezza; ricordiamo, fra le più antiche, la cappella della «Natività» (che riproduce con precisione la planimetria della grotta di Betlemme), permeata da una tenerezza francescana; e le cappelle dell’«Annunciazione» e della «Crocifissione» di Gaudenzio Ferrari.

Centinaia di statue, riccamente colorate, vestite, decorate con collane, capelli e barbe di capelli veri, consentono ai pellegrini di immaginare, di riconoscere paesaggi e personaggi a loro ben noti. Le storie della vita di Cristo si completano in fondali affrescati, in cui si alternano paesaggi immaginari e paesaggi della Val Sesia. Il vertiginoso popolo di statue rappresenta tutto il popolo cristiano; tra i personaggi anche i peccatori, deformati dai loro peccati: come gli aguzzini di Cristo che si succedono nelle scene della Passione. Le cappelle ritmano la marcia verso la «Gerusalemme Celeste»; il viaggio cristiano è immerso nel verde e nel solenne silenzio dei luoghi: è il percorso della vita, con le sue ascensioni, soste, sconfitte e redenzioni.

Nel 2003 il sistema dei Nove Sacri Monti alpini è entrato a far parte dei Patrimoni dell’Unesco e nel 2012 è stato creato l’Ente di Gestione dei Sacri Monti, con lo scopo di proteggere un patrimonio artistico e naturalistico che ha pochi confronti. E ora ecco finalmente un volume complessivo, che mancava, che raccoglie le ricerche di uno studioso che ai Sacri Monti ha dedicato grandi energie. Significative le fotografie che corredano il testo, arricchito da una bibliografia esaustiva.

Sacri Monti, di Guido Gentile, 379 pp., 128 ill. col., Einaudi, Torino 2019, € 38,00

Arabella Cifani, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019


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