George Clooney «Restitution Man»

L'attore e regista rinnova il sostegno alla restituzione dei marmi del Partenone alla Grecia

Gareth Harris |

George Clooney ha nuovamente espresso il suo sostegno a favore della restituzione dei marmi del Partenone alimentando così l’annoso dibattito sulla restituzione delle opere ospitate al British Museum di Londra dall'inizio del XVII secolo. Secondo il quotidiano greco «Ta Nea», l’attore statunitense ha recentemente dichiarato a Janet Suzman, presidente del «Comitato britannico per la riunificazione dei marmi del Partenone», che «le sculture del Partenone devono essere restituite al loro proprietario d’origine».

Durante un viaggio a Berlino nel febbraio 2014 per promuovere il film «The Monuments Men», Clooney aveva dichiarato che i marmi del Partenone avrebbero dovuto essere restituiti alla Grecia. «È la cosa giusta da fare», disse in quell’occasione.

I commenti dell'attore attirarono già le critiche di Boris Johnson, allora sindaco di Londra, che, all’epoca tuonò «Clooney sta sostenendo niente di meno che l’agenda hitleriana nei confronti dei tesori culturali di Londra». All'epoca, la stessa moglie di Clooney, l'avvocato per i diritti umani Amal Ramzi Alamuddin, lavorava per lo Stato greco circa l’opera di restituzione dei marmi.

Le statue del V secolo a.C. sono state ospitate nel British Museum dal 1816, dopo che furono rimosse dal Partenone sull’Acropoli di Atene dal nobile scozzese Lord Elgin, allora ambasciatore ottomano.

In una dichiarazione online, gli amministratori del British Museum affermano che Elgin ha agito in piena conoscenza e con il permesso delle autorità legali dell’epoca sia di Atene che di Londra. «Le sculture esposte a Londra garantiscono un enorme beneficio pubblico come parte cruciale della collezione del museo», aggiungono.

Il comunicato ribadisce che agli amministratori non è mai stata fatta richiesta di prestito delle sculture da parte dello Stato greco. L’anno scorso furono anche sollevate preoccupazioni sul fatto che le sculture greche fossero in qualche modo utilizzate come merce di scambio nei negoziati sulla Brexit.

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