Frida Kahlo smascherata

Helga Prignitz-Poda ripercorre la vita dell'artista messicana e ne analizza 42 opere

«Il sogno (Il letto)» 1940, di Frida Kahlo. Collezione Selma e Nesuhi Ertegun
Stefano Miliani |

«L’ispirazione dell’artista è prossima al disordine e all’inquietudine della pubertà, ai misteri della procreazione; è lontano da lei cercare di spiegarli come aspetti di una sfera personale privata. Al contrario, se ne vanta come un pavone, in un misto di candore e di impertinenza». André Breton descriveva così la pittura di Frida Kahlo.

Riprende quel brano Helga Prignitz-Poda nella monografia uscita in Germania nel 2003, ora tradotta per Jaca Book, sull’artista messicana diventata pop star mondiale e oggetto di un marketing stucchevole e senza limiti. Per l’esperta di arte latino-americana, a dispetto dei tanti autoritratti con il corpo martoriato dal tremendo incidente che a 18 anni la menomò, l’artista era una «occultatrice»: «Nella sua genialità, era riuscita a cogliere l’essenza del lavoro di Frida; ma forse proprio questa capacità di capirla dentro fece in modo che a Frida la sua vicinanza risultasse sgradevole. Lei cercò sempre di nascondere i suoi problemi sotto una mascherata e ci riuscì in modo straordinario, tanto che ancor oggi tutti vedono solo la superficie del suo lavoro».

Nella prima sezione, dove ripercorre opere, biografia, idee, passioni, tormenti, Helga Prignitz-Poda accenna a quella che suppone sia una causa di fondo dell’auto-mascheramento: «un precoce trauma infantile» per «un abuso corporeo» che «tocca un tabù». Qui, consapevole di non poter dare una risposta certa, la studiosa adombra un abuso paterno.

Con una lettura tra analisi psicologica e temi pittorici (forse non a caso il saggio è introdotto e tradotto dallo psichiatra Francesco Barale), Helga Prignitz-Poda evita di cadere in una psicologia spicciola e, nella seconda parte del libro, analizza 42 dipinti con foto e schede tradotte da Cristiano Screm.

Quanto al mito della pittrice dalle inconfondibili sopracciglia unite la studiosa appunta: «L’idolizzazione e il culto della sua memoria che l’accompagna non giovano certo a una comprensione più profonda della sua arte. La pittura di Frida Kahlo è consumata con grande voluttà, utilizzata come sfondo decorativo o a scopo pubblicitario; ma manca un vero confronto critico sul suo significato».


Frida Kahlo. L’artista e l’opera,

di Helga Prignitz-Poda, nota e traduzione del saggio di Francesco Barale, 264 pp., ill. col. e b/n, Jaca Book, Milano 2021 € 47,50

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