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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliDopo l’incendio di Notre-Dame, che ha sprigionato nell’aria tonnellate di piombo del tetto e della guglia andate in fumo, un nuovo caso è scoppiato intorno al cantiere di restauro della Tour Eiffel. I lavori, iniziati nel 2019, sono stati sospesi dopo che a febbraio sono stati rilevati tassi di piombo anomali, fino a 18 volte superiori al consentito. Dal 1889 la Torre è stata riverniciata 19 volte e col tempo gli strati di vernice ne hanno appesantito la struttura per 350 tonnellate.
È stato dunque deciso di sverniciarla al 30% della sua superficie, per alleggerirla. Ma tutte le vecchie vernici contengono piombo. Un’inchiesta del giornale online «Mediapart» ha dimostrato che la Sete, la società che gestisce la Tour Eiffel, era al corrente del problema sin dal 2018. Eppure il monumento è rimasto aperto al pubblico durante i lavori e, quando poi ha chiuso per i lockdown (e lo è ancora da ottobre), il cantiere è andato avanti.
Ma le ispezioni hanno rivelato che le misure prese per proteggere operai, dipendenti e visitatori, come le reti per raccogliere i detriti delle vernici, sono insufficienti. Né sono state installate docce di decontaminazione come a Notre-Dame. Ormai si teme che i lavori non potranno finire in tempo per le Olimpiadi del 2024 e che il budget di 50 milioni possa lievitare. Nel 2020, causa Covid, la Sete ha perso 52 milioni di euro.
Un operaio specializzato al lavoro sulla Tour Eiffel. Foto: Luana De Micco
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