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Musei

Fabriano: si riparte dal Duecento

Riapre la Pinacoteca Civica «Bruno Molajoli» con nuove pareti in grigio-bianco

L'interno della Pinacoteca Molajoli a Fabriano

Adesso, nella Pinacoteca Civica «Bruno Molajoli», ad accogliere il pubblico è il XIII secolo con, tra l’altro, i vibranti affreschi staccati del Maestro di Sant’Agostino. Il museo doveva riaprire a inizio luglio dopo aver completamente ridisegnato il percorso espositivo al primo piano e aver installato gli accorgimenti tecnici richiesti dalle misure anticontagio ma in questo mese riapre solo il piano terra con l’arte del ‘900 italiano per problemi all’impianto di aerazione dovuti proprio agli accorgimenti contro il Covid.

Due novità sostanziali: le pareti sono state riportate a un grigio-bianco piuttosto luminoso e neutro mentre prima avevano un rosso ereditato dall’allestimento di una mostra su Gentile da Fabriano del 2006; la sequenza delle opere che iniziava dal Quattrocento ora segue un andamento cronologico a partire dal Duecento e scandisce i vari secoli, sala per sala, passando per maestri marchigiani come Allegretto Nuzi, come Simone De Magistris le cui opere si distinguono per avere un fondo azzurro come pochi altri artisti tra cui Orazio Gentileschi. Fanno eccezione alla sequenza le ultime due stanze: accorpano le belle sculture lignee di fine Trecento perché provengono dallo scomparso oratorio dei Beati Becchetti.

L’esito complessivo? La raccolta ne guadagna in chiarezza e maggior leggibilità. Artefice del cambiamento, concordato con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, è il Comune con l’assessore alla cultura e archeologa alla Soprintendenza Ilaria Venanzoni e con la neodirettrice nel ruolo da poco creato, la storica dell’arte Francesca Mannucci.

Con la riorganizzazione del museo sono rientrati dopo un restauro della Soprintendenza i quattro arazzi di manifatture fiamminghe del XVI e XVII secolo (di cui due ispirati a cartoni raffaelleschi) e, per un anno, il museo ha in prestito dalla Pinacoteca di Brera una tela del secentesco ferrarese Carlo Bonomi, in origine era nel convento distrutto dei Fabrianesi.

Stefano Miliani, edizione online, 14 luglio 2020



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