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David Zwirner: la fiera sono io

Il gallerista amplia l'offerta digitale con nuove piattaforme e diventa il patron online dei colleghi più giovani

«Desperation Dilation» (2016) di Josh Kline. Foto Joerg Lohse, Cortesia dell’artista e 47 Canal, New York

New York. Il sito della galleria di David Zwirner (sei sedi con saracinesche abbassate tra New York, Londra, Parigi e Hong Kong) ha aperto in aprile nuove sezioni. «Exceptional Works» e «Studio» declinano in maniera più ampia l’offerta della galleria ai propri clienti e a chi visita il sito, mentre «Platform» ne rappresenta la parte più innovativa. L’insieme ha incrementato il traffico di David Zwirner Online del 500% dalla chiusura delle gallerie a metà marzo. «Studio» verte sul mercato primario della galleria, che dà a musei e collezionisti l’accesso alle più recenti opere d’arte, spesso nuove di zecca o ancora negli studi degli artisti rappresentati.

Da notare che i lavori di Harold Ancart, uno degli artisti proposti in questo momento, sono stati tutti venduti a 40mila dollari ciascuno durante il primo fine settimana. «Exceptional Works» è la piattaforma per il mercato secondario; presenta una singola opera canonica proveniente da importanti collezioni private in tutto il mondo, con un valore oscillante tra 1 e 2 milioni di dollari; l’accesso alle opere di altissima qualità è possibile solo su invito ai clienti della galleria.
Qui «Homage to the Square» di Josep Albers, proveniente dalla collezione Theodore e Barbara Dreier, fondatori del Black Mountain College, dove Albers insegnò, è stato venduto lo scorso aprile a 1,8 milioni di dollari.

«Platform» ha invece una vita autonoma. Per ora con due sezioni, Platform: New York e Platform: London, prossima tappa Platform: Los Angeles, è il gesto inclusivo di una potente galleria che offre a una dozzina di gallerie giovani una vetrina digitale dove per un mese a rotazione possono vendere le opere dei propri artisti. «Il progetto Platform è stato realizzato in una settimana. Non appena i musei e le gallerie hanno iniziato ad annunciare le chiusure temporanee, un gruppo di noi si è riunito per discutere di che cosa potevamo fare per la più grande comunità del mondo dell’arte, racconta Elena Soboleva, direttrice delle vendite online. Ogni galleria presenta il lavoro di un artista, senza interferenze da parte di Zwirner che non riceve commissioni dal venduto. Il nostro sito ha registrato 20mila visitatori già nel weekend di apertura di Platform: New York. Sono state riportate forti vendite per entrambe le Platform».

Tutte e tre le edizioni, con 37 gallerie internazionali, saranno visitabili su David Zwirner Online dal primo maggio. Questo scenario parrebbe un suggerimento per soppiantare le fiere dal vivo, che secondo Zwirner subiranno un ridimensionamento: «Rimarranno le Art Basel e le Frieze», ha dichiarato il gallerista. All’apertura delle nuove sezioni sul sito aveva osservato che «sarà difficile immaginare una fiera d’arte interessante quanto il business online, che porta nuovi clienti».

Dunque fiere sì, ma online? Zwirner ha aperto la strada: a marzo «On Painting: Art Basel Online», la presentazione di artisti della galleria che ha debuttato simultaneamente online su Art Basel e in versione estesa su David Zwirner Online, ha venduto per oltre 6,2 milioni di dollari. Ma se le fiere sono costose, anche le soluzioni digitali per essere efficaci necessitano di mezzi adeguati.

Questo pone ulteriori quesiti, oltre alla sopravvivenza di tante fiere: dove finiranno le giovani gallerie e i giovani artisti che spazi avranno? I collezionisti sono più propensi ad acquisti solidi che a rischiare sparando nel mucchio.

Durante il lockdown si è capito quanto la rete sia irrinunciabile parte del nostro presente. In Italia, Massimo De Carlo ha proposto la soluzione più innovativa inaugurando una nuova sede virtuale: il VSpace, coi lavori di John Armleder e Rob Pruitt, cui accedere con il visore Oculus.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 408, maggio 2020



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