Da Ropac le donne senza uomini di Lisa Brice

Ropac presenta le figure femminili di Lisa Brice

Una veduta della mostra «LIVES and WORKS»  di Lisa Brice a Parigi. Cortesia Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Seoul. Foto Charles Duprat © Lisa Brice
Flavia Foradini |  | Parigi

La mostra autunnale della sede parigina di Thaddaeus Ropac al Marais, «LIVES and WORKS», aperta fino al 23 dicembre, con 10 dipinti e 15 disegni perlopiù creati per l’occasione, è dedicata a Lisa Brice: 55 anni, nata e formata in Sudafrica e a Trinidad, l’artista risiede e lavora a Londra dalla fine degli anni ’90, dove la sua carriera è decollata verso orizzonti internazionali che l’hanno portata ad essere presente in numerose collezioni pubbliche e private al di qua e al di là dell’oceano.
«Untitled» (2023) di Lisa Brice. Cortesia Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Seoul. Foto Charles Duprat © Lisa Brice
Il fulcro della sua produzione è una donna raffigurata in contesti quotidiani e informali e liberata dal ruolo di passivo oggetto del desiderio: «Ciò che raffiguro è immaginario, e però è fortemente basato sulla realtà e su esperienze sensoriali di attimi vissuti o visti» spiega Brice, che non fa mistero di ricorrere volutamente a echi di grandi artisti del passato: figure femminili dagli universi pittorici di Degas e Manet, Picasso o Vallotton, che fanno capolino nelle sue opere, e talvolta danno ai suoi dipinti il sapore di re-enactings.

«In quanto artista figurativa trovo significativo che nel canone dell’arte occidentale siamo assai spesso di fronte a creazioni di uomini bianchi perlopiù destinate a uomini bianchi, e qualche volta il semplice fatto che una donna ridipinga una figura femminile già dipinta da un uomo può produrre di per sé un potente cambiamento: queste sottili trasformazioni mi interessano».
«Untitled» (2023) di Lisa Brice. Cortesia Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Seoul. Foto Charles Duprat © Lisa Brice
Ecco allora l’intimità di donne intente a fumare una sigaretta o a bere o a spazzolarsi i capelli, o a guardarsi allo specchio, indifferenti a possibili sguardi sulle loro azioni: «Semplicemente queste donne si fanno i fatti loro e disegnarle o dipingerle fino a trovare la giusta forma è un po’ come sviluppare un personaggio: il riferimento alla realtà è sotteso ma i personaggi diventano altro e sono questi ultimi che popolano i dipinti».

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