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CONTINENTE ITALIA | La mappa degli esperti

Collezionisti, critici, curatori, direttori di museo ridefiniscono i confini di un paesaggio molto più vasto di quello spesso soffocato da alcuni meccanismi del sistema dell’arte

«Stivali Italia» (1986) di Cinzia Ruggeri, artista invitata all'attuale Quadriennale di Roma. Foto di Rebecca Fanuele. Cortesia Archivio Cinzia Ruggeri, Milano; Galleria Federico Vavassori, Milano; Campoli Presti, Parigi-Londra

Quali sono, al di là dei soliti noti, gli artisti giovani o da riscoprire che oggi riscuotono l’interesse degli intenditori? «Il Giornale dell’Arte» con 17 autorevoli addetti ai lavori ha compilato una mappa: sono 135 i nomi che gli esperti consigliano di tenere d’occhio. Saranno i nuovi preferiti del 2021?

Oggi possiamo osservare con più attenzione quello che è appeso sulle pareti di «casa Italia», anche su quelle secondarie o in costruzione, ed esplorare angoli ignoti o trascurati. Così scopriamo che c’è voglia di pittura ma anche di trasversalità fra le diverse espressioni. E che i nostri collezionisti non sono così modaioli come in genere si sospetta.

La pandemia ha bloccato almeno sino al 3 dicembre, come da disposizioni governative, anche l’apertura della Quadriennale di Roma, che proponeva quest’anno la sua più selettiva edizione. Soltanto 43 artisti scelti da Sarah Cosulich e da Stefano Collicelli Cagol rappresentano l’arte italiana nella manifestazione nata nel 1927 come vetrina della produzione artistica nazionale. Ristretto il numero, ma quanto mai ampio il panorama di ricerche, discipline e messaggi.

Con una conferma: che nella mente dei curatori ciò che intendiamo come arte visiva vive nella misura in cui coesiste con altre forme della creatività. Da almeno vent’anni le grandi rassegne internazionali d’arte contemporanea includono scrittoriregististilistifilosofipoeti. E lo stesso fa la Quadriennale (confidando che l’apertura al pubblico sia soltanto rinviata) visto che nelle sale di Palazzo delle Esposizioni dovrebbero esporre il collettivo cinematografico Zapruder FilmmakersgroupSylvano Bussotti.

In una fase in cui l’emergenza sanitaria ci costringe tra le pareti della nostra geografia, una mostra d’arte italiana come la Quadriennale assume un’importanza particolare: ci aiuta a concentrarci su ciò che abbiamo in casa. E lo fa portandoci anche davanti alle pareti secondarie, a quelle ancora in costruzione, in angoli che avevamo trascurato o di cui ignoravamo l’esistenza.

Siamo partiti da queste ultime considerazioni per provare, con l’aiuto di alcuni «consiglieri» e «guide», a tracciare una mappa dell’arte italiana in cui fossero segnalate zone non ancora del tutto esplorate; a volte, anche, un paesaggio in formazione, abitato da generazioni che dovranno misurarsi con un mondo mutato dalla catastrofe in corso, dove regole e funzionamento tradizionali di alcuni settori, anche quello dell’arte, non avranno più lo stesso valore e dovranno essere sostituiti o sostenuti da un «metabolismo sostenibile».

Salteranno alcuni valori, altri emergeranno. Altri ancora resisteranno. I 135 artisti segnalati in queste pagine da alcuni addetti ai lavori, che in un certo modo si fanno garanti di valori futuri o di valori da riscoprire, compongono una mostra virtuale che in alcuni casi si sovrappone alla Quadriennale, in altri si apre verso altre direzioni. Di certo, così come nelle scelte dei curatori della mostra romana, questa selezione ne conferma altri aspetti. La forte presenza della pittura, ad esempio, in un respiro transgenerazionale che spazia da Salvatore Emblema (classe 1929) e Claudio Verna (1937) a Gianni Politi (1986), quest’ultimo pupillo del gallerista Lorcan O’Neill.

E poi la già citata interdisciplinarità: secondo Vincenzo de Bellis, uno degli esperti che hanno risposto alla nostra inchiesta, è in ambiti paralleli (architettura, arti performative, cinema, design, moda) che andrebbe cercata l’anima dell’arte contemporanea. E altre segnalazioni riguardano autori (come Claudio CostaGianni PettenaSissiNico Vascellari) che si muovono alla confluenza tra più ambiti creativi, così come, alla Quadriennale, alcuni artisti si misurano con l’architettura o lavorano alla confluenza tra scultura e design.

E se a Roma la Poesia visiva, osmosi tra parola, scrittura, azione e immagine, rivendica una propria rinnovata attualità attraverso Giuseppe Chiari, lo stesso artista è presente nella nostra «guida insolita all’arte italiana» in compagnia di un altro grande esponente di quella neoavanguardia, Adriano Spatola.

L’accelerazione del sistema dell’arte contemporanea, la sua espansione e diffusione, lo sviluppo del suo mercato, nell’ultimo trentennio hanno avuto, tra le altre, due conseguenze: la prima è il veloce «consumo» e l’altrettanto rapida parabola di molti artisti presto emarginati da un’«industria» che ha sempre più plasmato le sue caratteristiche su quelle che, in parte, fanno parte dell’industria della moda. Ne ha imitato anche i più recenti «comportamenti», tra i quali la prevalenza del marketing e della comunicazione sulla conoscenza.

La seconda, al contrario, è stata la riscoperta di un piccolo «giacimento» di artisti storicizzati dalla critica e da importanti dinamiche espositive ma troppo presto trascurati. Anche questa è una conseguenza determinata dal mercato cui si sono rivelati necessari non solo nuovi territori di «caccia» ma anche l’imprimatur che le neoavanguardie storicizzate, i cui esiti hanno raggiunto e influenzato le attuali tendenze e i giovani artisti, garantiscono a questi ultimi e ai loro collezionisti.

Sebbene la richiesta ai nostri «consiglieri» vertesse su autori viventi, qualcuno ha comunque voluto «trasgredire» a questa indicazione, ma tutto ciò non ha mutato la struttura cronologica di questa «guida» per quanto riguarda i suoi confini generazionali. Anzi, ha rafforzato e arricchito una mappa nella quale sono apparsi nomi inattesi e non solo sul versante storicizzato.

E dalle segnalazioni pervenute dai collezionisti, una categoria qui molto rappresentata, è emersa anche una geografia costellata di autori giovani le cui ricerche, siamo sicuri, costituiranno una piacevole sorpresa anche per i nostri lettori più preparati sul divenire dell’arte italiana recente. Si direbbe che i collezionisti, almeno quelli italiani, non siano poi così modaioli come si supporrebbe.

Sono del resto tanto confortanti quanto significative la caratteristiche del lavoro di tre artiste segnalate dai nostri consiglieri: il valore del tempo e della lentezza come atto poetico è il nutrimento dell’opera di Sabrina Mezzaqui; il «saper fare», l’estetica come atto etico alla confluenza tra più espressioni e discipline fa parte del poliedrico talento di Sissi; la memoria come facoltà ed esercizio quanto mai  necessari è centrale nella ricerca di Rä Di Martino.

Il loro messaggio sarà sempre più prezioso negli anni che ci aspettano, quando la memoria di ciò che stiamo vivendo forse indurrà persino il sistema dell’arte contemporanea a rieducarsi a una nuova idea di bellezza e ai benefici della lentezza e dell’attesa.

Dal 21 novembre, ogni giorno, l’edizione online del Giornale dell’Arte pubblicherà le preferenze e le valutazioni di ciascuno degli esperti che hanno partecipato all’ inchiesta.

CONTINENTE ITALIA
Una mappa dell'arte italiana nel 2021

0. La mappa degli esperti
1. La mappa di Lorenzo Balbi
2. La mappa di Luca Massimo Barbero
3. La mappa di Freddy Battino
4. La mappa di Chiara Bertola
5. La mappa di Gemma de Angelis Testa
6. La mappa di Danilo Eccher
7. La mappa di Giuliano Gori
8. La mappa di Giulio di Gropello
9. La mappa di Giorgio Guglielmino

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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