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Opinioni

Conservation scientists per il Mibac

I professionisti devono poter disporre di tecnologie e strumenti di ricerca adeguati

Al lavoro nel Laboratorio di restauro tele e tavole del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale

Cinque anni or sono (legge 22 luglio 2014, n. 110) veniva introdotta un’integrazione all’art. 9 del D.L. 22 gennaio 2004, n. 42 (il cosiddetto Codice Urbani). «Gli interventi operativi di tutela, protezione e conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla valorizzazione e alla fruizione dei beni stessi [...] sono affidati alla responsabilità e all’attuazione [...] di archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori di beni culturali e collaboratori restauratori di beni culturali, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali e storici dell’arte, in possesso di adeguata formazione ed esperienza professionale».

Avrebbero dovuto essere creati appositi elenchi, anche se gli stessi non avrebbero costituito «sotto alcuna forma albo professionale e l’assenza dei professionisti di cui al comma 1 dai medesimi elenchi» non avrebbe precluso «in alcun modo la possibilità di esercitare la professione».

Quanto ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Giorgio Bonsanti, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019

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