Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Flavia Foradini
Leggi i suoi articoliNell’ultimo decennio la Cassa di risparmio postale di Otto Wagner, costruita ovvero ampliata tra il 1904 e il 1912, e considerata un gioiello dell’età della Ringstrasse, ha avuto un destino incerto. Fino al 2013 di proprietà della banca Bawag e oggi dell’immobiliare Signa Prime Selection, tra il 2005 e il 2017 ha avuto una zona adibita a esposizione permanente (il Wagner:Werk Museum) corrispondente all’atrio e alla sala grande, arredati con gli originari mobili in legno e i caratteristici manufatti in alluminio, progettati dallo stesso Wagner.
Lo spazio retrostante la sala centrale è stato invece utilizzato per esposizioni temporanee soprattutto di architettura e design, ma l’iniziativa non è mai riuscita a decollare davvero nell’affollato paesaggio museale viennese. Ora l’edificio di 8 piani verrà occupato da dépendance di istituzioni culturali e educative, fra l’altro i vicini Accademia di Belle Arti e Mak (Museo di arti applicate) ma anche l’Accademia austriaca delle Scienze.
L’intento è di creare un polo di competenze «interdisciplinari scientifiche e artistiche, dedicato alla ricerca, alla conoscenza e all’incontro tra scienza e grande pubblico». Nei 40mila metri quadrati dell’edificio, l’Accademia delle Scienze ne occuperà 16mila, l’Accademia di Belle Arti circa 9mila. L’insediamento di sedi staccate ora sparse in vari quartieri della città dovrebbe concludersi entro il 2023.
Anche la storica sala grande verrà riaperta agli appassionati di architettura e design. L’affitto degli spazi per le istituzioni educative e artistiche costerà allo Stato austriaco 3,5 milioni di euro all’anno, con un accordo che parrebbe aver portato alla Signa un corposo giovamento: nel settembre 2019 il palazzo era stato valutato 130 milioni di euro. Oggi 300 milioni.
La Österreichische Postsparkasse di Vienna
Flavia Foradini
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Dopo la Saliera di Cellini rubata dal Kunsthistorisches Museum nel 2003, il prezioso gioiello di diamanti è il secondo clamoroso caso nelle recenti cronache austriache, ma i due misfatti hanno ben poco in comune
La polizia austriaca ha buoni elementi per provare a risalire agli autori del furto del 27 agosto al Museum für Angewandte Kunst (Museo di Arte Applicata)
Al Wiener Aktionismus Museum 150 lavori tra dipinti, grafica, video e oggetti. Il direttore Klaus Albrecht Schröder: «uno dei migliori artisti del suo tempo. Mi sono concentrato sul periodo 1960-86, escludendo le opere che sono espressione dei suoi crimini: abuso di potere e abuso sessuale»
Comune a entrambi, nonostante di due generazioni diverse, è la scelta di non allontanarsi dalla pittura figurativa anche negli anni di maggiore affermazione dell’arte astratta, mantenendo la propria attenzione in particolare sul corpo umano



